Quando dicevi Antonelli, pensavi a Laura Antonelli. Bella, acchiappante, sensuale, erotica. Diciamolo pure: faceva sognare. Oggi dici Antonelli e tutti rispondono: Kimi. E per un attimo cascano le braccia. Mio Dio come siamo caduti in basso (vedi alla voce film della Antonelli): nei valori estetici. Ma poi vale confrontarsi con la realtà, liberarsi del passato, guardare al presente. Il nostro, Kimi per tutti, tutti per Kimi, induce a sogni d’oro: soprattutto per lui. Se la fa con una grigia Mercedes, bel nome di donna, ma volete mettere come sarebbe stato meglio vederlo con una Rossa scarmigliata? Antonelli è in pole per vincere il mondiale di Formula uno. Potrebbe riuscirci già ad Austin il 25 ottobre. Sennò gli basterà attendere una gara in più, anche se i romantici vorrebbero vederlo campione a Interlagos, l’8 novembre, nel gp del Brasile, terra di Ayrton Senna, il suo idolo: fonte di ispirazione perfino nello scegliere il numero (12) per la sua formula uno. Dunque, arrendiamoci all’emblema del futuro. Fra l’altro sarebbe il terzo campione del mondo italiano dopo Nino Farina (1950) e Alberto Ascari che fece doppietta sulla Rossa, non ancora scarmigliata, Ferrari nel 1952 e 1953.
Ma lo sport, ormai, tira di questi scherzi. Una volta dicevi Gianni e tutti pensavano all’Avvocato che saltava sull’auto come un destriero appena concluse le partite della Juve, e concedeva ai giornalisti quelle due battute che valevano un articolo. Oggi Gianni è diventato Jannik, e tutti pensano Sinner che parla meno, vince tanto, talvolta si assenta perché il fisico si inceppa e, a quanto pare, ama le belle ragazze: come l’Avvocato. C’era un cognome che faceva girar la testa. Dicevi Cardinale e prima di pensare ad un prelato, immaginavi la foto di Claudia Cardinale, altra bellezza da sane o insane passioni. Oggi invece tanti chiederebbero: chi? Gerry? Il padrone del Milan che, finora, non ci ha preso. Ed anche quest’anno pare destinato alle spine più che alle rose. Così dicasi per Eleonora Rossi Drago, grande attrice ma lo sport le ha posto davanti due monumenti: Pablito Rossi e Valentino Rossi. Chapeau! Anche la signora avrebbe capito. Però alla voce Eleonora pensi pure a Eleonora Giorgi, altra signora da copertina. C’è anche una marciatrice. E invece ora in copertina va Giorgetti. Mio Dio come siamo….
Ma al peggio non c’è mai fine: Carla Gravina atterrava tutti con le sue forme e la bravura d’artista. Oggi dici Gravina e l’appassionato risponderà: l’ex presidente della Federcalcio, ora vicepresidente Uefa. Se poi volete farvi del male provate a citare Mina: impossibile confonderla. Eppure qualcuno, magari tifoso del Cagliari, penserà subito a Yerry Mina, difensore di bella forza che nell’ultima sfida con la Juve ha detto: di qui non si passa. Ci sono stati anni in cui Ventura era Giampiero, ct dell’Italia andata a sbattere contro il muro delle qualificazioni mondiali. Non certo Simona, che ormai si è ripresa il palcoscenico televisivo. E Giampiero è finito infilato come un merlo “maschio” (vedi alla voce film di Antonelli) dagli umori di una Italietta calcistica che tuttora se la passa tra alti e bassi.
Però nell’Italia pallonara un po’ meglio fornita, diciamo anni ’70-‘80, c’era un altro Antonelli: fantasista che faceva sfavillar gli occhi del tifoso. Lo chiamavano “Dustin” per la vaga somiglianza con Dustin Hoffman, l’attore. Aveva classe, bel tocco di palla e sapeva andare in gol. Giocava nel Milan di Rivera e Capello, con Liedholm in panchina. Conquistò, con quel Milan, lo scudetto della stella. Non rinnegò i colori nemmeno quando la squadra scese in serie B.
Allora cosa pensare? Se in Italia dici Antonelli non te la passi male. C’è sempre un lato che attrae. E Kimi, l’ultimo della serie, è già andato in sorpasso. Gli manca un titolo, una corona per prendersi un posto fra gli indimenticabili. Da Laura a Kimi: è solo questione di gusti.