
(C)AH! Lo spazio ristretto del nostro mezzo di comunicazione, letto per lo più sugli smartphone, ci impedisce, dice il direttore, di organizzare una vera tavola rotonda sulla legge elettorale, specchio magico rivelante le difficoltà del momento politico.
(S)Ti suggerisce di confrontarti con l’articolo di Adamoli del numero precedente.
(C)Sono d’accordo con quasi tutte le sue osservazioni, quindi mancherebbe un vero confronto con la posizione del centro-destra, che non mi vede allineato, essendo inguaribilmente legato ad una idea di CENTRO, che vedo parimenti strumentalizzata da entrambi gli schieramenti.
(S)Ti aiuto nel sintetizzare la posizione di destra: STABILICUM o MELONELLUM che sia, questo sistema elettorale vuole e può chiarire fin dall’inizio agli elettori/elettrici quale sarà il programma e l’esecutore fiduciario della politica promessa. Stabilicum perché assegna un premio di maggioranza all’alleanza vincitrice con almeno il 42% dei consensi, Melonellum è il nomignolo attribuito dall’opposizione per sottolineare che nasce dalla paura di Meloni di non ripetere il risultato del 2022, ottenuto grazie alla divisione della sinistra, e spera di forzare, obbligando all’indicazione del candidato presidente, un rinnovato dissidio nel centro-sinistra.
(C)Tutte le osservazioni di Adamoli sono funzionali, in gran parte condivisibili, ma andiamo oltre. Sappiamo bene che non esiste un sistema elettorale perfetto. L’osservazione più politica è quella relativa alla possibilità che il premio di maggioranza scatti nonostante una bassa partecipazione e che quindi il Parlamento non sia davvero rappresentativo. Questo capita ormai da tempo con ogni sistema, anzi, il fatto di amplificare il rischio di vittoria senza maggioranza potrebbe (e io ci spero) indurre gli astenuti a tornare ad esercitare il loro diritto di voto. Proprio chi pensa a stabilità e sicurezza come a un bene comune e non a un patrimonio politico della destra, potrebbe abbandonare la comoda posizione di maggioranza silenziosa e tornare a votare.
(O)Guarda un po’! Col mio intervento a favore della posizione di centro-sinistra realizziamo una tavola, se non rotonda, almeno triangolare. Schlein e Conte dovrebbero mettersi d’accordo prima, evitare la faida delle PRIMARIE DI COALIZIONE, mettere da parte gli estremismi e vincerebbero in carrozza, assicurandosi cinque anni di governo incondizionato, quale nemmeno Prodi aveva avuto. Un bel caso di eterogenesi dei fini.
(C)Per completare il triangolo ci vorrebbe una posizione terza, centrale, di centro-centro. Non c’è! Vorrei poterla rappresentare, ma non la trovo nella realtà dei partiti. Non c’è nei presunti centristi che si aggregano a destra o a sinistra pur di non restar fuori dai giochi e dalla spartizione dei posti. Esemplare l’ultima intervista di Renzi. Forse potrebbe esserci se il premio di maggioranza non scattasse e si fosse costretti a cercare una coalizione successiva e contingente, il contrario dello scopo immaginato dalla riforma. Potrebbe essere l’inizio di una rinascita del centro? Non so se augurarmelo, potrebbe essere un danno per la stabilità, un ritorno al passato, al “teatrino della vecchia politica”.
(O)Non più tardi di sabato scorso Schlein ha solennemente dichiarato che presentarsi come moderati per cercare di conquistare il centro è stato l’errore degli ultimi vent’anni del PD.
(S)Una bellissima idea, cara Schlein, rinunciare a cucire addosso al CAMPOLARGO un vestito D’ARLECCHINO. Sarebbe giusto presentarlo con una identità precisa, un programma e un candidato alla presidenza del consiglio. Ma quale identità? Quella di Conte o di Bonelli-Fratoianni o di Renzi o di De Luca o di Bonaccini o di Landini o di Delrio o di Fiano o di Ruffini o dei Radicali, non credo di Calenda o forse di Schlein, l’unica che riuscirebbe a sommare tutti questi? Appiattisciti su Conte e Bonelli e regalerai la vittoria a Meloni, anche senza l’aiuto di Vannacci.
(O)Forse invece proprio arriverà a sommarli DOPO LE ELEZIONI, dopo aver fatto fallire il piano-Meloni di sfondare il 42%. Dallo stallo si esce con un bel governo di “unità antifascista”. Un ritorno al bipartitismo imperfetto di democristiana memoria, ma rovesciato. Un pentapartito a guida piddina.
(C)Quando ho cominciato a pensare a questo articolo immaginavo tre posizioni chiare: 1) Meloni che punta ad arrivare a fine legislatura sperando di sgonfiare Vannacci e di veder litigare Schlein e Conte come la volta scorsa e quindi prendersi il premio; 2) Schlein che fa digerire a Conte il boccone Renzi e gioca la carta centristi-indipendenti per prendersi il premio, alla faccia della contrarietà alla legge; 3) Calenda e centristi-cespuglio che sperano nel pareggio per essere arbitri alla fine. Ora non so più cosa pensare.
Anzi, lo so; capisco che si chiarifica limpidamente una mia vecchia idea: non sono i sistemi elettorali a condizionare la politica, ma il contrario. Una buona politica sa utilizzare qualsiasi sistema elettorale ed attira gli elettori, anche quelli tentati dall’astensione e dal rifiuto della democrazia partecipata, e vince e governa anche senza la spintarella del ‘premio’. I prossimi mesi chiariranno se questa ‘buona politica’ rimane in cerca d’autore (al centro?) o se, tra le due, ha trovato un’autrice.
(C)Costante (S)Sebastiano Conformi (O)Onirio Desti