Dopo lunga attesa, pluriennale, è tornato in onda in questo primo scorcio di stagione tv Carlo Lucarelli con la sua storica creatura/marchio “Blu notte – misteri dimenticati” su Raitre; lo stile di Lucarelli è ben noto e apprezzato, ma in questi tempi di cronaca nera dispensata in ogni forma, in ogni luogo e ad ogni orario, la differenza di qualità balza agli occhi in modo marchiano.
Là dove Lucarelli propone il suo racconto procedendo con l’esposizione dei fatti senza mettersi davanti agli stessi, e svolgendo il filo della narrazione portando allo spettatore tutti gli elementi per formarsi una propria opinione senza imporne di predefinite.
La cronaca nera raccontata ai nostri giorni segue uno stile del tutto diverso, studiato per alimentare la partigianeria del pubblico, diviso in opposte tifoserie su situazioni che meriterebbero piuttosto prudenza, competenza approfondita e – per salire di livello – magari anche un po’ di misericordia.
Si può leggere in controluce, in questo clima di tribunale del popolo permanente, anche una saldatura tra tale narrazione televisiva e una certa progettualità politica, forse interessata a incrinare l’immagine della magistratura evidenziandone, con parossistica insistenza, le lacune e le manchevolezze che pure esistono.
Il racconto di Blu Notte ci riporta alla vecchia scuola televisiva, laddove il racconto è innanzitutto scrittura e non istinto e improvvisazione, modulazione sui toni e non urla e dove non si rinuncia a rappresentare anche la complessità, e spesso l’inestricabilità, del reale.