La Chiesa universale, fedeli, sacerdoti, ordini e movimenti pregano per papa Leone, ricoverato al Gemelli dopo l’intervento per l’asportazione di un nodulo al polmone. L’annuncio di domenica scorsa, al termine dell’Angelus, ha colpito perché inatteso, sorprendente e fonte di apprensione. Una novità che ha suscitato un’infinità di messaggi di vicinanza provenienti da tutto il mondo. Eppure anche in questa occasione (un Angelus da “ordinario” diventato speciale) la comunicazione del Papa si è basata sui registri della semplicità e della fiducia. Ringraziando i fedeli, ha detto: “Mi affido alla vostra preghiera! Buona domenica!”. Come dire: è un passaggio della vita come altri, da affrontare in serenità perché così vuole il Padre. E a conferma che tutto scorre come dovrebbe, non è stata cambiata per ora la data della partenza del viaggio in Sud America (6 novembre).
Prima del ricovero, stimato di una settimana, Leone era reduce da un periodo particolarmente impegnativo. Tornato dalla Francia aveva infatti impresso una forte accelerazione al processo delle nomine. Ridisegnare la “mappa” degli incarichi vescovili e curiali è un’attività molto dispendiosa. Ma non si tratta di spoils system: il principio che assegna “tutto il bottino al vincitore” per il Vaticano non vale. E tanto meno può essere preso in considerazione da un pontefice che intende abbracciare e valorizzare ogni singola parte della Chiesa universale.
Procedendo a passo felpato, con prudenza e studio scrupoloso, Leone sta comunque imprimendo al nuovo quadro degli incarichi una sua impronta specifica. E una delle nomine più interessanti sta per avere presto efficacia: dal primo novembre il dicastero della comunicazione sarà infatti guidato dalla quarantenne Maria Montserrat Alvarado, origini messicane ma cittadina statunitense, già presidente-direttrice di EWTN, network televisivo cattolico molto influente negli Usa. Alvarado ha un profilo che piace agli ambienti conservatori, anche se lei è ben lungi dal lasciarsi invischiare in logiche politiche.
Giornalista, rigorosa amministratrice, impegnata in enti e iniziative pro libertà religiosa, il suo esclusivo centro di interesse sono la Chiesa e il cattolicesimo.
Ora è attesa da un compito davvero gravoso, che comprende il governo dei media vaticani e la comunicazione del papa. Con le nomine di Alvarado (prima donna laica diventata prefetto) e di suor Alessandra Smerilli, economista, docente universitaria, alla guida del dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, papa Leone ha portato a tre (su sedici) i dicasteri retti da donne. È un primato significativo. Così come di grande interesse è un’altra novità di questi ultimi mesi: la nomina dell’arcivescovo Paolo Rudelli a sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato. Bergamasco, nel curriculum un importante cursus diplomatico, Rudelli sale ai vertici dell’organigramma vaticano a 56 anni, per il genere di incarico un’età da ritenere giovane. Ma il rinnovamento ha riguardato anche numerose sedi vescovili alle quali è stato cambiato il titolare, per sopraggiunti limiti di età, dimissioni o altro. Con l’eccezione per ora della cattedra milanese. Monsignor Delpini, che ha compiuto 75 anni lo scorso 29 luglio, aveva a suo tempo presentato le dovute dimissioni, che il papa ha però sospeso per un anno. Ragione per cui Milano avrà il suo nuovo vescovo nell’estate del ’27. È il metodo Prevost: affrontare le situazioni, ponderare le soluzioni, se necessario lasciare decantare i dossier. E alla fine scegliere, con uno sguardo al futuro, non tralasciando nulla ed evitando che eventuali criticità possano peggiorare. È la strategia più idonea a governare una realtà che non ha eguali ed è presente in tutti i continenti. Una complessità la cui consistenza è l’unità, un bene da accudire con saggezza. Non servono operazioni clamorose, ma interventi di restyling. Senza comunque risparmiare gangli sensibili della “macchina” vaticana.
È il caso dello Ior (l’ente finanziario), al quale è stata modificata la governance, oppure di un incarico di grande impatto anche mediatico come l’Elemosiniere vaticano, che da marzo è stato assegnato all’arcivescovo spagnolo agostiniano Luis Marìn de San Martin. E se scontato poteva essere il cambio dei più stretti collaboratori del papa, a sorpresa sono stati decisi di recente gli avvicendamenti di due vescovi che Bergoglio aveva destinato a incarichi romani: il cardinale francescano Mauro Gambetti (da arciprete della Basilica di San Pietro a arcivescovo di Chieti-Vasto) e monsignor Michele Di Tolve, rettore del Seminario Pontificio (nominato vescovo di Chioggia). A sostituire Gambetti è stato chiamato (contro ogni pronostico) l’arcivescovo francescano Vittorio Viola, nominato anche vicario generale per la Città del Vaticano. Per quanto riguarda la nomina di nuovi cardinali pare invece non vicina la data di un nuovo Concistoro. Papa Bergoglio convocò il primo undici mesi dopo la sua salita al soglio pontificio. Prevost, diciassette mesi dopo la nomina, è intenzionato ad attendere ancora.
NdR
Dal “Gemelli” Prevost ha trovato la forza di chiamare Putin chiedendogli una tregua per consentire aiuti umanitari a Oleshky. È il segnale che il Papa continua a fare il Papa sia pure nel difficilissimo momento