In questi giorni ha fatto molto discutere la dichiarazione del produttore di fiction e cinema Carlo Degli Esposti, che ha lanciato un appello affinché le emittenti ripensino al posizionamento della prima serata televisiva, che attualmente inizia non prima delle 10 di sera. Numerosi sono i nostalgici degli anni ‘80 e ‘90, quando il cosiddetto Prime time partiva alle 20:30; oggi quello slot, molto pregiato per i ricavi pubblicitari, è occupato sulle due reti principali da altrettanti game show che si rifanno all’intrattenimento più leggero.
Si tratta di un fenomeno di costume nato circa un anno fa e premiato dall’Auditel, che ha fatto il miracolo di arginare un poco le debordanti trasmissioni politiche a base di talkshow. Quasi inevitabile dunque la reazione di coloro che lavorano nel comparto fiction e serie televisive, che fino a qualche anno fa, ha vissuto tempi d’oro con più e più serate televisive dedicate e che oggi si sente messo in un angolo. La lamentazione dei produttori è che una trama con una minima costruzione e una sceneggiatura che voglia essere appassionante, non può durare meno di un certo tempo e cominciando la prima serata alle 10 di sera – dicono i produttori – si costringe il pubblico a tirare le ore piccole. Per loro, questo aspetto penalizza fortemente l’ascolto.
La strada in realtà ci sarebbe ed è già stata tracciata oltreoceano, con il boom delle serie TV; si articola il prodotto in diverse stagioni, con episodi della durata di un’ora al massimo, che quindi possono occupare il cuore della serata senza finire troppo tardi. Evidentemente, non è una strada artisticamente attraente per gli operatori del settore italiani. Una cosa è certa: quella che negli anni ‘80 era la prima serata, che cominciava dopo il telegiornale della sera e finiva alle 22:30 per lasciare posto alle mitiche trasmissioni di “seconda serata” (come quelle di Renzo Arbore su Raidue) non esiste più. O meglio, c’è, in un modo diverso: è occupata dai quiz che fanno grandissimi ascolti e durano oltre un’ora. È quella la vera e propria nuova prima serata, che piaccia o no. Si tratta di adeguarsi a un mondo che cambia: la televisione del resto dopo l’avvento dei social che impongono costante velocità e brevità di fruizione, negli ultimi è cambiata tantissimo, con buona pace di chi rimpiange il tempo perduto.