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GRANDE NICO

CLAUDIO PIOVANELLI - 17/04/2026

Varese celebra Nico Messina, indimenticabile allenatore del “miracolo Ignis”, la squadra che diede il via allo straordinario ciclo di vittorie cominciato con lo scudetto della stagione 1968-69 e chiuso con la Coppa delle Coppe del 1980. Lo fa con una serata, in programma lunedì 20 aprile alle 19 alla Sala Montanari, in cui Meo Sacchetti verrà insignito del premio, giunto alla settima edizione, che vuole ricordare il Professore.

Un passo indietro: il Premio Nico Messina è nato nel 2018 per iniziativa del Comitato regionale della Basilicata della Federazione Italiana Pallacanestro; già, forse pochi lo sanno, ma Nico Messina, classe 1922, era nato a Potenza e da qui si era poi trasferito al Nord, prima a Tortona e poi a Varese, con il suo diploma di professore di educazione fisica, e aveva cominciato a insegnare nelle scuole e anche ad allenare.

In Basilicata le gesta del Professore non sono mai state degnamente celebrate ma qualche anno fa, forse con un po’ di ritardo, il Comitato Regionale lucano della FIP ha pensato che fosse giusto porre fine a questo oblio.

Il Premio Nico Messina è stato attribuito ad allenatori che hanno scritto pagine importantissime nella storia della pallacanestro italiana e non solo: parliamo di Bodgan Tanjevic, Carlo Recalcati, Valerio Bianchini, Sandro Gamba, Ettore Messina e Dan Peterson, praticamente il “gotha” della palla a spicchi nazionale; e tre di questi storici allenatori sono transitati anche da Varese.

La cerimonia si svolge quest’anno nella nostra città grazie alla collaborazione di “Il basket siamo noi”, il trust che riunisce alcune centinaia di tifosi biancorossi e che è sempre estremamente attivo, a suon di iniziative, a supporto della Pallacanestro Varese.

L’iniziativa di portare questa settima edizione del Premio Nico Messina a Varese è stata di Carlo Caglieris, giocatore transitato in gioventù da Varese e cresciuto anche sotto la guida di Nico Messina, prima di raccogliere grandi successi con la maglia della Virtus Bologna e della Nazionale, che fa parte della commissione che assegna il premio. È Umberto Argieri, presidente di “Il basket siamo noi”, a spiegare l’accaduto: <Mi ha chiamato Caglieris e mi ha detto che, dopo l’esperienza dello scorso anno a Milano, quando era stato premiato Dan Peterson, sarebbe stato significativo legare anche il nome di Nico Messina alle celebrazioni per gli 80 anni della Pallacanestro Varese. Abbiamo pensato però che una semplice premiazione nell’intervallo di una partita non avrebbe dato il giusto risalto a questo riconoscimento e al personaggio a cui è dedicato. E anche la scelta di Sacchetti mi sembra particolarmente azzeccata, visto che Meo ha legato il suo nome alla Pallacanestro Varese e a un periodo particolarmente felice della sua storia>.

Forse il nome di Nicola Messina (ma per tutti è stato e sempre sarà Nico) dice poco ai più giovani ma è fuor di dubbio che il Professore abbia avuto un ruolo di assoluta importanza nella storia dello sport varesino. Parliamo infatti anche di calcio, perché il debutto di Messina nell’agonismo di alto livello avvenne come preparatore atletico con questa disciplina che in quei primi anni Sessanta, grazie al decisivo supporto di Giovanni Borghi, aveva visto la vertiginosa ascesa dei colori biancorossi, giunti addirittura sul palcoscenico della serie A.

Dal calcio alla pallacanestro, sempre sotto l’egida del Commendatore di Comerio, il passo era stato breve, anche perché Nico Messina di questa disciplina s’intendeva, al di là delle cognizioni che riguardavano la preparazione atletica, frutto anche della sua attività professionale. Così, quando nel campionato 1967-68 la società decise l’esonero di Vittorio Tracuzzi, Messina, che era il suo vice, fu prescelto per raccogliere il testimone e concludere la stagione alla guida della Ignis. Quello fu soltanto l’inizio, perché la società gialloblù scelse di riconfermarlo in panchina anche nella stagione successiva, che diede avvio al grande ciclo e che si concluse con la conquista dello scudetto (il terzo della storia della Pallacanestro Varese) e della Coppa Italia. Proprio all’inizio di quella stagione la dirigenza gialloblù (il neopresidente Adalberto Tedeschi, il g.m. Giancarlo Gualco e il consigliere Luigi Cicoria), insieme con Nico Messina, decise di affidare al diciottenne Dino Meneghin il ruolo di pivot titolare, una scelta risultata poi decisiva per tutto il prosieguo della grande storia di quella squadra.

E a proposito di Dino Meneghin, era stato proprio Nico Messina a convincere quello studente di scuola media ad abbandonare il getto del peso, al quale si stava dedicando senza troppa soddisfazione, per dedicarsi al basket, sfruttando al meglio la sua statura.

Messina rimase a Varese anche l’anno successivo, affiancando Aza Nikolic in qualità di direttore tecnico, per poi approdare ad altri lidi (Bologna, sponda Virtus, ma successivamente anche Napoli, Rieti, Firenze, Brindisi). Significativo che dopo l’addio di Sandro Gamba, nel 1977, Giancarlo Gualco abbia pensato di nuovo a lui come al tecnico capace di guidare una squadra vincente ma anche ridotta all’osso; e Messina non tradì le attese, conquistando l’ultimo scudetto prima di quello della Stella, atteso poi per 21 anni e giunto nel 1999.