
Il recente parere positivo espresso nell’ambito della Valutazione Ambientale Strategica (VAS) sul nuovo Piano di Governo del Territorio del Comune di Varese rappresenta un passaggio formale importante, ma non esaurisce le criticità che emergono da una lettura più attenta del Piano approvato.
È indubbio che il PGT recepisca indirizzi ormai consolidati nella pianificazione contemporanea: riduzione del consumo di suolo, rigenerazione urbana, attenzione alla sostenibilità ambientale. Temi coerenti con la normativa regionale e con le linee evolutive della pianificazione territoriale. Tuttavia, il riconoscimento della compatibilità ambientale non può essere confuso con una valutazione complessiva della qualità strategica del Piano.
Il nodo centrale resta infatti la visione. Un PGT non dovrebbe limitarsi a regolare l’assetto interno della città, ma dovrebbe delineare il ruolo che Varese intende assumere nel proprio contesto territoriale, lombardo e transfrontaliero. Sotto questo profilo, il Piano appare ancora ripiegato su una dimensione interna, senza una chiara proiezione di area vasta.
Manca una strategia capace di valorizzare pienamente alcune risorse decisive. Il ruolo dell’Università dell’Insubria, ad esempio, non è assunto come leva strutturale di sviluppo urbano e culturale. Analogamente, il tema della residenzialità universitaria resta marginale, così come non emerge una visione integrata del patrimonio paesaggistico e culturale, che dovrebbe rappresentare uno degli assi portanti dell’identità e dell’attrattività della città.
Anche il rapporto con i siti UNESCO e con il sistema ambientale più ampio – dal Campo dei Fiori al lago di Varese – appare trattato più come vincolo che come opportunità. Eppure, è proprio nella capacità di trasformare il paesaggio in risorsa pubblica che si misura la qualità di una pianificazione contemporanea.
Il parere VAS richiama giustamente l’importanza del monitoraggio e introduce alcune raccomandazioni tecniche, in particolare sul tema del fattore ecosistemico multifunzionale. Si tratta di indicazioni utili, ma che restano circoscritte a un livello prevalentemente tecnico-operativo. Non affrontano, né potrebbero farlo, la questione più ampia della coerenza strategica del Piano.
Permane inoltre una debolezza sul fronte della partecipazione. Il percorso attivato, pur articolato in incontri e momenti pubblici, non sembra essersi tradotto in strumenti permanenti e strutturati di coinvolgimento della cittadinanza e delle realtà associative. La partecipazione, per essere efficace, deve diventare componente stabile del governo del territorio, non episodio procedurale.
Infine, resta aperto il tema della trasparenza, in particolare per quanto riguarda gli incarichi affidati per gli studi di supporto al Piano, incluso il contributo del Politecnico di Milano. È necessario che siano pienamente chiariti costi, obiettivi e modalità di integrazione con gli studi già disponibili, per garantire un uso corretto e verificabile delle risorse pubbliche.
In conclusione, il nuovo PGT di Varese contiene elementi positivi sul piano ambientale, ma non riesce ancora a configurarsi come un vero strumento di sviluppo strategico. La sfida, oggi, non è solo quella di ridurre l’impatto, ma di costruire una visione: una Varese più aperta, attrattiva e capace di interpretare il proprio ruolo nel territorio.