Attualità

“STIA ZITTO!”

SERGIO REDAELLI - 17/04/2026

Bruno Vespa e Giuseppe Provenzano a Porta a Porta

L’espressione alterata, la voce rotta, il dito minacciosamente agitato a una spanna dal naso dell’ospite seduto in studio e l’intimazione perentoria, ripetuta, che non ammette repliche: “Stia zitto!”. Non è quello che ci si aspetta da un giornalista ultra-navigato come Bruno Vespa che da trent’anni conduce il programma Porta a Porta su Rai1, un privilegio concesso a nessun altro nella lunga storia della televisione italiana. Un appannaggio esclusivo, quasi un monopolio, a lui accordato in virtù d’indiscutibili doti professionali; ma anche frutto della elastica capacità del conduttore di adattarsi al trascorrere delle stagioni politiche, di conformarsi alle variabili influenze espresse dai governi che si succedono al potere e che decidono i ruoli di chi lavora in Rai.

Nomi illustri del giornalismo hanno pagato pegno di fronte alla tagliola politica radiotelevisiva.

Celebri firme, che avevano i numeri per farlo, non sono riuscite a conservare la poltrona di video-editorialisti oltre a poche stagioni, basti ricordare Enzo Biagi vittima dell’editto bulgaro di Silvio Berlusconi o Michele Santoro e Lucia Annunziata. Tutti silurati, prima o poi. Bruno Vespa, 81 anni, aquilano, assunto dalla tv di Stato nel lontanissimo 1969, direttore del Tg1 dal 1989 al 1992, autore di libri che la tv pubblicizza con generosità, conduce indisturbato tre seconde serate settimanali di Porta a Porta e la finestra Cinque Minuti dal lunedì al venerdì tra il Tg1 e Affari Tuoi. Un aziendalista inamovibile, profumatamente pagato.

Vespa ha ammesso in passato che la sua carriera sarebbe stata più semplice se fosse stato di sinistra, riconoscendo indirettamente che chi lo considera di destra non ha tutti i torti (come ha ventilato a Porta a Porta Giuseppe Provenzano, responsabile esteri del Pd). Ma un giornalista che aggredisce e zittisce l’ospite che egli stesso ha invitato a parlare alla propria trasmissione mostra una mancanza di garbo e di pazienza che suona come prepotenza, qualunque sia la provocazione. Per gestire il salotto nazional-popolare della tv pubblica che rappresenta tutti i cittadini, di destra e di sinistra, ed è forzatamente pagata con la bolletta della luce, la pazienza è il minimo richiesto. Contrariamente a quanto diceva Andreotti, spesso il potere logora chi ce l’ha e, se si fa fatica a gestire lo stress, è giusto fare un passo indietro o almeno chiedere scusa.