Attualità

ANZIANI, LAVORO: L’EQUILIBRIO DIFFICILE

GIANFRANCO FABI - 17/07/2026

Il pensionato accusato dall’INPS

Di anziani ce ne saranno sempre di più nei prossimi anni. In provincia di Varese, gli over 65 sono oggi quasi 250mila. Una fascia d’età in costante crescita e che già oggi costituisce circa un quarto dell’intera popolazione residente.

Ma l’età non è solo un dato anagrafico, è un modo diverso di vivere rispetto al passato con un futuro che si accorcia, ma che nasconde ancora grandi opportunità. La generazione del baby boom degli anni ’60 del secolo scorso arriva all’età del pensionamento con una prospettiva di vita media di almeno vent’anni, se è vero come è vero che la speranza di vita media si colloca attorno agli 82 anni per gli uomini e a 85 per le donne.

E’ allora più che opportuno che si affrontino gli anni della “silver age”, come gentilmente viene chiamata l’anzianità, non affidandosi al fatalistico rotolare del tempo, ma cercando di cogliere i non pochi aspetti positivi che si possono nascondere in una nuova dimensione del vivere.

C’è quindi bisogno di arrivare preparati sotto tanti aspetti: quello economico, curando fin da giovani adeguati piano previdenziali; quello della salute, attuando le normali pratiche di prevenzione e di intervento tempestivo sui contrattempi sanitari; quello della socialità, mantenendo attive le relazioni personali per contrastare gli aspetti negativi della solitudine; quello delle competenze, cercando di non disperdere l’esperienza acquisita in lunghi anni di lavoro.

Prolungare l’età attiva può avere un triplo beneficio: 1) gli “anziani” possono integrare le loro, spesso basse, pensioni, senza gravare su aiuti esterni; 2) un’attività aiuta a contrastare il decadimento psico-fisico e a dare un senso alle giornate; 3) una più estesa partecipazione, anche con forme di volontariato, risponde anche agli interessi di una società più aperta e partecipata.

Questo in teoria. In pratica le leggi e la burocrazia sembrano complottare contro questa visione. Un lavoro, anche limitato e saltuario, è spesso addirittura vietato. Lo dimostra il caso di un anziano abitante di Vermiglio, ridente località della Val di Sole in Trentino, dove è stato ambientato un film pluripremiato dallo stesso titolo. Ebbene a questa persona, pensionata, era stato chiesto di portare la croce nella processione rituale e, come comparsa, aveva avuto un compenso di 379 euro per sette giorni sul set. Ebbene quando l’Inps lo è venuto a sapere lo ha “accusato” di aver violato il divieto di cumulo e gli ha chiesto la restituzione di 21mila euro pari a tutta la pensione erogata dal 2021.

Per fortuna c’è ancora un giudice a Trento e a Roma. E dopo un paio d’anni trascorsi tra avvocati e carte bollate il nostro pensionato è riuscito a far valere le sue ragioni: tolta la multa e restituita la pensione.

Morale della favola. Le leggi, in questo caso quella sul divieto di cumulo, non tengono spesso conto dell’evoluzione sociale. Non dovrebbe più esistere un confine rigido tra anni di lavoro e tempo della pensione. Con equilibrio e flessibilità si potrebbero offrire alle persone prospettive costruttive per evitare solitudine ed emarginazione, le due grandi malattie della vecchiaia.