La premessa (doverosa) è che siamo in buona compagnia, sia perché l’inciviltà della gente è ormai dilagante e senza confini e sia perché sul fronte del decoro pubblico relativo alla spazzatura mancano di sicuro regole ferree a livello nazionale. Aggiungo che la vera ecologia, con la quale ci si riempie spesso la bocca, ma solo a vanvera e senza tradurre le parole nei fatti, dovrebbe cominciare dai gesti elementari e dai piccoli scenari.
Ma questo è un tema più ampio, dai vari risvolti. Qui basta fermarsi alla “monnezza” cittadina per sottolineare – cosa non sfuggita al Conte Ugolino, sempre a Varese in sostituzione di Lucifero, ancora in ferie, per divorare il cranio ai reprobi – che gli scenari che spesso si presentano sono a dir poco indecenti: lo spettacolo è quello di sacchi accumulati sotto i portici, in punti di raccolta (esterni) che sovente sbracano perché, come detto, ci sono i malnati che se ne infischiano di fare le cose in un certo modo; infine ci sono gli abbandonatori seriali, cultori del “dove capita” perché è comodo così (soprattutto con i pezzi ingombranti e con i vestiti), oppure quelli che lasciano la pattumiera di casa nei cestini, sì pubblici ma destinati ai rifiuti minimi.
Su questo fronte, ripeto, la prima colpa è della gente. Ma la seconda è di chi assegna l’appalto e soprattutto di chi lo vince e lo gestisce. Nel primo caso probabilmente è necessario mettere nero su bianco richieste più profonde (aumentare la frequenza e la celerità dello sgombero) e restrittive (leggasi sanzioni da infliggere) se prende piede – eccoci al punto 2 – il tran-tran dell’adagiarsi a un capitolato e alla sicurezza che tanto non succede mai nulla e il gestore non finisce punito. Quindi il secondo destinatario delle fauci del Conte è inevitabilmente la dirigenza dell’impresa Sangalli, responsabile della pulizia della città.
Però a mio avviso il problema è un altro, ovvero il fatto che nessuna amministrazione ha mai pensato a qualcosa di più globale e definitivo in tema di rifiuti da smaltire: mi riferisco a punti di raccolta frequenti e interrati. Non è fantascienza, è una cosa già in atto in Svizzera e prima di tutto nella non lontana Lugano, dove mio fratello che vive lì mi racconta che dispone di 4 punti di raccolta – con il criterio della raccolta differenziata – a non più di 300 metri da casa. Sono tutti ipogei, con accesso tramite un portello che può essere aperto presumo con un codice o una tessera. Ogni punto della città ha le sue zone, quindi la raccolta diventa capillare. Ogni area è logicamente videosorvegliata e ospita il seguente avviso: “E’ severamente vietato: abbandonare i rifiuti o qualsiasi materiale fuori dai contenitori; gettare il vetro tra le 20 e le 8.30 e nei giorni festivi. Eventuali trasgressioni saranno sanzionate con multe a partire da 200 franchi (ndr: sottolineo “a partire”). Se i contenitori sono pieni puoi trovare il prossimo ecopunto più vicino a te tramite la nostra app Lugano Servizi”.
Questo è quanto. Non è necessario essere scienziati del Mit per capire che l’inciviltà della gente si combatte anche e soprattutto con i progetti seri e con la buona organizzazione (che contempla pure le bastonate pecuniarie, qualora necessarie). Rivedere tutto il meccanismo dello smaltimento della monnezza varesina, e soprattutto imitare questi “ecopunti”, non è cosa fattibile dalla sera alla mattina. Ma forse sarebbe il caso di cominciare a fare qualcosa: non è mai troppo tardi, parafrasando la famosa frase – relativa all’insegnamento – del mitico maestro Alberto Manzi in una trasmissione di una Rai di tanti anni fa.