Attualità

ERDOGAN CHE CANNA

ROBERTO CECCHI - 17/07/2026

Quando ho letto la notizia, francamente, ho fatto fatica a credere che Erdogan, presidente della Turchia, avesse potuto donare una pistola ai partecipanti al vertice Nato del 7 e 8 luglio, ad Ankara, dedicato al rafforzamento della difesa comune e all’impegno di aumentare le spese militari, in particolare per l’Ucraina. Dopotutto, tra i destinatari del regalo, c’erano anche delle signore, come Ursula von der Leyen e Giorgia Meloni e quindi, senza voler fare distinzioni maschiliste, ho pensato che fosse uno scherzo. Una burla per alleggerire i toni dell’incontro, anche per la presenza di certi soggetti d’oltre oceano non proprio tranquillizzanti. E quindi, di primo acchito, ho immaginato che potesse trattarsi di pistole da tavolino, quelle che si usano per accendere le sigarette (non so, ma forse non si usano neanche più). Brutte come il peccato, ma innocue, al massimo si rischia di bruciarsi le ciglia, perché la fiammella tende ad andare verso l’alto. Non ho voluto neanche immaginare che il regalo potessero essere delle pistole ad acqua, quelle con cui si gioca da ragazzi. Utili, perverità, quando fa caldo come adesso.

E invece erano proprio pistole vere quelle che Erdogan ha donato ai partecipanti all’incontro. È il revolver «Gümüşay 357 Magnum» della Sarsilmaz, simile a quella usata da Clint Eastwood, quando interpreta la figura di un ispettore nel film  Una 44 Magnum per l’ispettore Callaghan, un poliziesco di grande successo, girato negli Stati Uniti nel 1973. Un’arma di tutto rispetto, dunque, perfettamente funzionante e corredata di pallottole. Sei, per l’esattezza. Non ho approfondito per sapere se fossero d’oro, come quelle di un altro film, L’uomo dalla pistola d’oro (1974) dell’Agente 007. Dunque, si tratta di pistole vere, prodotte dalla più grande fabbrica di armi leggere della Turchia, un’azienda fondata nel 1880, ai tempi dell’Impero Ottomano.

Sarsilmaz è il fornitore ufficiale di armi leggere della polizia nazionale turca. In rete, vedo che questa pistola si acquista a poco più di 500 euro, quindi non si tratta di un dono impegnativo, di quelli da rifiutare, perchè non esorbita di troppo la soglia del “modico valore”, previsto dal Codice di comportamento dei dipendenti pubblici e dalle linee guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC). Per doni di modico valore s’intendono quelli non superiori ai 150 euro. Sotto questa soglia, se è un fatto occasionale e dovuto a “normali relazioni di cortesia” è una cosa ammissibile. Anche se, per dirla tutta, quelle pistole hanno il nome del destinatario inciso sulla canna e questo le rende difficilmente commerciabili.

Guardandosi intorno per capire se omaggi del genere facciano parte o meno di rapporti consuetudinari tra capi di stato e di governo, si scopre che in passato ne sono stati fatti parecchi. Per esempio, tra le aristocrazie europee c’era l’usanza di offrire spade cerimoniali. Si sa anche che a metà Ottocento Samuel Colt donò un revolver su misura, con intarsi d’oro, al sultano Abdülmecid I, facendogli notare che i russi stavano già acquistando le sue pistole e così il califfo ne ordinò cinquemila. A John F. Kennedy donarono un revolver Colt Single Action Army, inciso con lo stemma presidenziale e la sigla «JFK». Anche  a Harry Truman furono date diverse armi, come un revolver Colt .22 Officer’s Model (Aleksandar Brezar, 10.07.26).

Probabilmente, le pistole di Ankara son state donate con quello stesso spirito, legato a usanze di tempi ormai andati, ma è stato anche uno spot promozionale per le sue aziende. Molti partecipanti all’incontro, però, devono aver pensato che in quel regalo dovesse contenere anche qualche altro messaggio subliminale, come mettere in luce l’importanza di usare la forza anche nella comunicazione. Com’è stato detto, i dittatori del XX secolo come Stalin, Hitler e Mao governavano tramite l’intimidazione, mentre i moderni uomini forti, come Viktor Orbán in Ungheria, Lee Hsien Loong a Singapore, Hugo Chávez in Venezuela e Recep Tayyip Erdoğan in Turchia, governano attraverso il consenso “I dittatori moderni […] manipolano le informazioni per plasmare l’opinione pubblica e creare consenso, fingendo al contempo di essere democratici, evitando repressioni violente e dirette, e aprendo i loro Paesi al mondo esterno” (Federico Varese, 2025).