Editoriale

FARSA MAGRA

MASSIMO LODI - 17/07/2026

La destra si lacera sul che fare (curiosità: Čto delat in russo, copyright Lenin) a proposito di Vannacci, prima e dopo il voto. La sinistra dovrebbe giovarsene, cosa dite? Ma scherziamo. La sinistra si martella le campanule anziché dar di batacchio a quelle altrui. La sinistra si divide, dindondamente si divide, su politica estera e difesa. Non due trascurabili orpelli del tempio democratico, bensì pilastri fondanti, colonne scolpite in una memoria risalente alla paideia greca. Il grande insegnamento politico.

E dunque. Conte argomenta/arzigògola che vien dato del guerrafondaio a Putin allo scopo di riarmare l’Italia, in svergognata coda al neo-militarismo europeo. Mentre Putin, asserisce  l’avvocato-stratega, mica ce l’ha con l’Italia. Mica ce l’ha con l’Europa. E l’invasione dell’Ucraina, la violata sovranità nazionale di quei poveri disgraziati? Ah, beh, insomma. Con eleganza: accipicchia. E sì, accipicchia se lo zar bombarolo mena, tramite operazioni militari speciali. Però son fatti suoi, al massimo dei confinanti lì, a ridosso del Mar Nero (Nerissimo, eh) più dintorni. Lasciamo perdere.

Lasciamo perdere chi? L’Ucraina, l’Italia, l’Europa? Brividone. Perfino Schlein, la testardamente unitaria Schlein, avverte il dovere di smarcarsi da Giuseppi: ma cosa vai raccontando, caro socio-competitor? Benissimo: il distinguo ci voleva. Però non ci doveva. Nel senso: non ci doveva essere, la necessità del distinguo, in un’alleanza che può opinioneggiare, ciascun componente a modo proprio, su mille argomenti, ma non su questo. Su politica estera e difesa -salvaguardie tutelate dal Quirinale- si fa armonia, intesa, blocco. Giusto informando i connazionali che, se alle elezioni del ’27 la sinistra battesse la destra, la sinistra non si comporterebbe come la destra del ‘22, terremotata di continuo dal Salvini Moscofilo. Invece un Moscofilo ce l’ha anche la sinistra, sicché il votante potrebbe chiedersi: vale la pena che io cambi l’indirizzo del mio consenso se i riceventi di domani sono eguali, e forse peggio, dei riceventi di ieri?

A tanto masochismo non c’è risposta. Masochismo, poi, che s’allarga invece di rimanere isolato a un caso. Al modo di Conte la pensano Fratoianni e Bonelli (Avs), al modo di Schlein la cespugliata centrista, Renzi in primis. E via ciascuno secondo l’umor partitico che gli gronda dall’hybris, quest’insopportabile superbia di fazione che porta alla rovina. Che ha già portato alla rovina la sinistra in circostanze varie, insegnando zero agli epigoni degli sfasciatori di numerose, sventurate, indimenticabili epoche. Purtroppo nessuno, nella sinistra, ricorda il monito di padre Marx, anno 1852: “La storia si ripete, la prima volta come tragedia e la seconda come farsa”. Qui siamo alla farsa, l’ennesima. Una farsa magra. Che però ingrassa il melonismo, nonostante la memorabile figuraccia del ko sulla riforma elettorale. Una farsa anch’essa? Una tragedia. La tragedia d’un governo ridicolo: film già visto. Se ne aspetta uno migliore, cercasi regista.