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L’AQUILA, TRUMP, L’AMERICA

FRANCO FERRARO - 17/07/2026

L’aquila di mare testabianca è il simbolo nazionale degli Stati Uniti, un onore conferitole nel 1782 e ufficializzato nel 2024. Alla vigilia di Natale, il Presidente Biden firmò circa 50 proposte di legge, tra cui una che modificava il Codice degli Stati Uniti per conferire finalmente alla Haliaeetus leucocephalus (il nome scientifico dell’aquila di mare) il suo status speciale e al tempo stesso assicurarle difesa e protezione per scongiurarne l’estinzione. Un tempo infatti era inclusa in questa lista, ma dopo poderose politiche di protezione e conservazione, attraverso programmi di riproduzione in cattività, iniziative di reintroduzione, la protezione dell’habitat, compresa la designazione di riserve naturali nazionali e la tutela dei siti di nidificazione durante la stagione riproduttiva, la popolazione di aquile testa bianca nei 48 stati americani è passata da 487 coppie nidificanti nel 1963 a oltre 71.000 coppie nidificanti oggi.

Uno dei risultati più eclatanti dell’Endangered Species Act (Legge sulle specie in via d’estinzione). Un tempo questo formidabile rapace era minacciato  dall’accumulo di DDT nelle sue prede, che interferiva con la riproduzione assottigliando il guscio delle uova. Oggi il pericolo è un altro. Maschio, bianco, classe 1946, professione: Presidente degli Stati Uniti d’America. Donald Trump infatti ha deciso di dare il via libera alle trivellazioni, all’estrazione mineraria, al disboscamento negli habitat delle specie a rischio, allentando le tutele concesse alla fauna selvatica da 50 anni e stabilendo che distruggere i nidi delle specie a rischio estinzione o mettere in pericolo il loro habitat non è più illegale. La nuova norma rimuove la distruzione dell’habitat dalla definizione del termine “danno” nell’ESA, includendo “una significativa modifica o degradazione dell’habitat che provochi la morte o il ferimento della fauna selvatica, compromettendo in modo significativo i suoi comportamenti essenziali, tra cui la riproduzione, l’alimentazione o la ricerca di riparo”.

Il che significa che gli sviluppatori di progetti sarebbero autorizzati a compromettere i luoghi in cui vivono le specie, purché la fauna selvatica non venga direttamente ferita o uccisa. “Questo è uno dei tentativi più orribili di danneggiare la fauna selvatica nella storia americana e un regalo ai magnati del petrolio e alle compagnie minerarie straniere”, ha affermato Aaron Weiss, direttore esecutivo del Center for Western Priorities. Nella cultura dei nativi americani l’aquila testabianca incarna le qualità del coraggio, della saggezza, della forza spirituale, della resilienza: tutte doti estranee al presidente Usa. Sono considerate messaggere del cielo e depositarie dello spirito del sole. Nelle storie raccontate davanti al fuoco negli accampamenti delle tribù indiane, si diceva che, con l’avvicinarsi della vecchiaia, la vista dell’aquila si affievolisse e che, volando così vicino al sole, si scottasse. A quel punto avrebbe cercato una sorgente d’acqua pura nella quale immergersi per ritrovare la sua giovinezza. Dal 1782 l’aquila testabianca è la protagonista del Great Seal of the United States, ed è presente su monete, documenti, bandiere, francobolli, edifici governativi, uniformi. Decora l’Air Force One e la stanza ovale della Casa Bianca. (Pausa). Ho capito: a Trump piace ferma, morta, estinta. Credo non abbia mai perdonato Zio Sam, l’esemplare di aquila usato per un servizio fotografico nel 2015, quando il tycoon era in corsa per il titolo di “Persona dell’anno” per Time. L’aquila, dopo avergli scompigliato i capelli con le ali, tentò di beccare la mano di Trump. E Trump non perdona gli uomini, figuriamoci gli animali.