C’è, a nostro parere, una data precisa che segna una svolta nella storia recente e probabilmente nel futuro della Pallacanestro Varese ed è il 6 luglio di quest’anno, giorno in cui la società varesina ha annunciato l’ingaggio di Amedeo Della Valle.
Non vale certo la pena ricordare agli appassionati chi è Amedeo Della Valle; a chi segue meno da vicino le vicende del basket nazionale possiamo solo dire che nelle ultime cinque stagioni, quelle trascorse a Brescia, ha marciato in campionato a una media di 18,6 punti a partita, tirando da tre punti con percentuali sempre a ridosso del 40% (e qualche volta anche migliori) e dalla linea di tiro libero ha superato regolarmente il 90%, facendo registrare proprio nella scorsa stagione il record personale con il 93% di realizzazione (186 su 200).
Ma perché diciamo che l’ingaggio di Della Valle ha segnato una svolta nella storia della Pallacanestro Varese? Perché da 42 anni, dal 1984, la società varesina non metteva sotto contratto un giocatore italiano così importante e così oneroso sul piano economico. In quell’anno, infatti, la Pallacanestro Varese ingaggiò Romeo Sacchetti, allora trentunenne, capace, insieme con Corny Thompson, di cambiare marcia alla squadra varesina, facendola ritornare ai vertici della pallacanestro nazionale. E’ vero, Ciaocrem, DiVarese e Ranger non vinsero nulla in quegli anni, pur disponendo del tandem Sacchetti-Thompson, ma vogliamo ricordare la finale di Coppa Korac del 1985, la finale scudetto del 1990, le finali di Coppa Italia del 1985 e del 1988 a testimonianza di un ritorno alla grande nella élite nazionale.
Qualcuno obietterà: “E l’arrivo di Gianmarco Pozzecco nel 1994?”. Ricordiamo che Pozzecco, che arrivò a Varese appunto nell’estate del 1994 (felicissima intuizione di Toni Cappellari che lo portò a casa a parametro zero dopo il fallimento della Pallacanestro Livorno), non era, a 22 anni, che il bozzolo del giocatore straordinario che cinque anni più tardi avrebbe guidato i Roosters alla conquista dello scudetto della Stella.
Qualcosa è dunque cambiata proprio nelle ultime settimane. E a provocare questa sterzata crediamo siano state da una parte la certezza di poter disputare una prestigiosa coppa europea, la Champions League, e dall’altra la possibilità sempre meno remota di poter avere voce in capitolo anche riguardo una futura partecipazione alla NBA Europe, progetto ancora nebuloso ma che, un po’ dietro le quinte, avanza a grandi passi; e Varese, per compiere questo grande e storico passo, avrebbe come alleato il fondo RedBird di Gerry Cardinale.
L’arrivo di Amedeo Della Valle (a cui ha contribuito anche l’eccellente rapporto con Luis Scola, maturato negli anni di comune militanza a Milano) ha fatto di poco seguito all’ingaggio di Hunter Hale, poderosa guardia dalle spiccatissime doti offensive, e ha preceduto di pochissimo la chiamata del playmaker australiano William McDowell-White. E per fare indossare ad Hale e a McDowell-White la canotta della Openobmetis non sono certo bastate vaghe promesse o il racconto della gloriosa storia della Pallacanestro Varese.
Non dimentichiamo poi che in precedenza il club varesino aveva saputo trovare e mettere sul tavolo gli argomenti per convincere Davide Alviti a firmare un contratto pluriennale (lo stesso sottoscritto da Amedeo Della Valle) e anche in questo caso parliamo di un giocatore che non si è certamente accontentato di qualche nocciolina…
Considerando che all’appello, mentre scriviamo queste note, mancano ancora due giocatori da quintetto base, un pivot e un’ala forte (che avvicenderà l’eccellente Olivier Nkamhoua, trasferitosi a Barcellona), ci si può chiedere che cosa abbia determinato questa svolta così decisa nell’impiego delle risorse da dedicare al parco giocatori.
Sappiamo che lo scorso anno la società aveva deciso un aumento di capitale di 4,8 milioni di euro, sottoscritto in larga parte da Paolo Orrigoni, titolare della Tigros, da anni vicino al club biancorosso; ma questi quattrini sono stati e saranno spesi in larga misura per potenziare le strutture societarie: al Campus sono già cominciati i lavori che consentiranno il trasloco della sede sociale, oggi confinata nei meandri del palasport, e lo stesso impianto di gioco richiede continui interventi di adeguamento. Poi verrà nuovamente edificata una struttura geodetica più o meno nello stesso luogo in cui già sorgeva alcuni anni orsono. Sicuramente si è potuto attingere a risorse “interne”: i buy out, ovvero le penali che alcuni giocatori (Stewart, Assui, Moore) hanno dovuto saldare alla società per poter andare via, hanno consentito di racimolare alcune centinaia di migliaia di euro preziose per la bisogna; e poi non dobbiamo dimenticare che più della metà delle partite interne della scorsa stagione hanno fatto registrare il “tutto esaurito”, con conseguente iniezione di denaro fresco. Da considerare anche l’accresciuto numero di sponsor (notevole in proposito il lavoro di Marco Zamberletti) che, piccoli o grandi che siano, sono da molti anni di importanza capitale per la stessa sopravvivenza della Pallacanestro Varese, se pensiamo al Consorzio varato da Cecco Vescovi e Michele Lo Nero. Insomma, a giudicare dagli eventi delle ultime settimane, il futuro della Pallacanestro Varese appare più roseo che mai. Auguriamoci allora che il vento in poppa continui a soffiare impetuoso…