In Confidenza

TROTTOLANDO

Don ERMINIO VILLA - 17/10/2025

L’abitudine, demone della mediocre rassegnazione al ribasso, ha una forza tentatrice terribile perché deforma le percezioni.

Pietro ne è vittima: si è abituato anche a Gesù e il Signore lo definisce “satana” (che letteralmente significa “colui che vede le cose all’opposto”), perciò diventa “scandalo” cioè inciampo, trappola. Ha bisogno di fare un passo indietro (vade retro! va’ dietro!) per uscire da queste sabbie mobili.

È il “rinnegare/ribaltare se stessi”. Ma quanto è difficile! È più comodo fare come gli Scintoisti in Giappone. Nei loro templi si vedono tantissimi alberi fioriti di carta. Viene dato un foglietto colorato con un messaggio sapienziale; se non soddisfa, lo attaccano a un ramo e ne prendono un altro, finché ce n’è uno che piace. Prendo solo quello che mi va.

Altra possibilità è fare come gli Ebrei al muro del pianto. Non si aspettano risposte, ma fino alla venuta del Messia si resta piegati sul passato, lamentandosi con triste nostalgia.

Molto comune è fare come gli apostoli: diventare gommosi, farsi rimbalzare addosso i problemi invece che porsi domande, far finta di niente e cercare qualche tiepida scappatoia.

L’alternativa che prospetta Gesù – il perdere la vita per trovarla – è invece avere il coraggio di perdere l’equilibrio.

Si può perdere l’equilibrio solo per evitare di cadere, oppure per far nascere un passo, ma anche per tuffarsi o volare. Ogni nuovo inizio comporta perdere l’equilibrio per un attimo. Così, incontri e fatti sono decisivi se destabilizzano il tuo asse.

L’abitudine invece fa girare vorticosamente come una trottola. Si è attivissimi, si guadagna il mondo, ma si spreca la vita: infatti i colori si mischiano e i disegni si deformano.

Se sei depresso e ti avviluppi girando nel passato, se sei ansioso e annaspi girando nel futuro, se sei acido e ti ingarbugli girando a vuoto nel presente.

Se rallenti e perdi l’equilibrio dell’abitudine, sei instabile, ma ti accorgi che da tanto non coglievi più i particolari stupendi con cui la trottola (che sei tu!) è fatta, dipinta con qualità da mani premurose che la rendono unica.

Se rallenti e perdi l’equilibrio dell’abitudine, sei confuso, ma ti accorgi che quel muro grigio che ti imprigiona, generando rabbia e soffocamento mentre giri convulsamente, è in realtà solo un effetto ottico oltre il quale c’è qualcuno che è lì per te, pronto a prenderti perché tu non ti faccia male.

Per Gesù questa è la scommessa della croce: infatti perdere l’equilibrio fa ritrovare se stessi, la vita, gli altri, Dio, e allora poi ricominciare a trottolare è diverso, è utile, è bello!