Il racconto

ZIO YUL

MAURO DELLA PORTA RAFFO - 17/10/2025

Il 10 ottobre è caduto il quarantesimo anniversario della morte di Yul Brynner, fratello maggiore di mia Madre Anna Maria, in verità conte Giacomo della Porta Rodiani Carrara nei giovanili tempi a tutti noto come Giami

1) Zio Yul
Il maggiore tra i fratelli di mia madre, ammirato da tutti a Terracina (laddove nonni e zii appunto materni abitavano negli anni Trenta e Quaranta del trascorso Novecento) per il fisico atletico, per il coraggio e per lo sguardo che, si narra ancor oggi, facesse cadere ai suoi piedi ogni donna della quale si invaghisse, preso prigioniero dai tedeschi e internato in un campo di lavoro sul declinare del secondo conflitto mondiale, nella primavera del 1945 sparì praticamente nel nulla.
Vaghe testimonianze tenacemente cercate nell’immediato fine guerra da genitori disperati e da affranti germani facevano ritenere che, liberato con i compagni di prigionia dai russi, avesse deciso di restare almeno qualche giorno in più per via di una femmina, non si sa come in quelle bande conosciuta, che gli aveva trafitto il cuore.
All’epoca – ed è senza dubbio difficile se non impossibile da comprendere per quanti quelle antiche vicende non abbiano vissuto e credono che il mondo sia sempre stato facile da campare come oggidì – pressoché infiniti i casi consimili tanto che, non sapendo più i familiari degli scomparsi a che santo votarsi, si arrivava a dare ampio credito a sedicenti maghesse e a quanti riuscivano a spacciarsi per veggenti.
Tra questi, il più noto e accreditato era il cosiddetto ‘mago di Napoli’, la cui consolidata fama durò decenni e decenni tanto che ancora negli anni Sessanta, anziano e non domo, girava l’Italia trovando in ogni paese e città clienti e conseguenti quattrini.
Oramai a ciglio asciutto per aver pianto tutte le possibili lagrime, nonna Giorgina, chiamato a se Maurizio, il più giovane tra i figli, gli consegnò una fotografia del disperso e i soldi necessari al viaggio da Terracina a Napoli nonché al pagamento del corrispettivo, del resto modesto, che il predetto mago chiedeva per un consulto.
Arrivato che fu l’assai scettico zio Maurizio al cospetto del veggente (e aveva dovuto mettersi in fila, una lunga composta fila formata davanti a una casa di periferia, tante erano le persone in cerca di una speranza), senza aprir bocca, gli consegnò la foto e ristette a guardarlo.
Il mago, fissando l’immagine, socchiuse un istante gli occhi prima di alzarli e dire “In famiglia lo chiamate Giami.
Non tornerà!”
Tremendo il colpo in pieno petto per il giovane: suo fratello Giangiacomo era da tutti invero conosciuto con il nome di ‘Giami’.
Come poteva quello strano individuo saperlo?
E ancora, subito dopo ragionando, se la sua potenza era tale e tanta, come non credere anche alla profezia?
Superato il tristissimo momento, persa ogni speranza, nonni e zii cercarono umanamente e per quanto possibile di dimenticare.
Nato nella primavera del 1944, di quell’avuncolo sapevo nel successivo 1956 quel poco che mi aveva raccontato mia madre che, peraltro, di lui, maggiore di quasi dieci anni e quindi venerato, amava sottolineare il fisico gagliardo, lo charme e la capacità di imporsi – diceva – semplicemente esistendo.
Parlo specificamente del 1956 perché è in quell’anno che, improvvisamente. sugli schermi cinematografici appare un nuovo, grande attore, Yul Brynner, che si impone subito in ‘Anastasia’, ‘I dieci comandamenti’ e ‘Il re e io’ vincendo, fra l’altro, d’impeto l’Oscar per quest’ultima pellicola.
Di Brynner – fosse voluto per ragioni pubblicitarie e meno – nessuno sapeva nulla.
I giornali parlavano di origini ignote e da lui dimenticate, di nascita a Vladivostock piuttosto che nell’isola di Sakalin o genericamente in Siberia, di casati improbabili più adatti a un mongolo (Taidje Khan, per esempio) ora celati dal nome d’arte, di un’improvvisa apparizione quale circense in Francia prima della trasmigrazione negli Stati Uniti e del successo.
Beh, per farla breve, Yul era identico a zio Giami e non fu certo difficile per quanti lo avevano amato pensare che proprio lui fosse.
Poteva, Giami appunto, catturato per qualche ragione dai russi per lui non liberatori, aver perso in quel momento la memoria.
Poteva, sopravvissuto e dimentico degli affetti familiari, aver seguito una nuova e diversa strada.
Poteva…
Cinefilo, ho apprezzato specie in giovinezza molti attori, ma, lo capirete, Brynner l’ho davvero amato.
Lo zio Yul, che volete…

2)
10 ottobre 1985
Zio Giami, in arte Yul Brynner, era un bugiardo matricolato, arrivai a concludere.
Oddio, in famiglia si sosteneva che avesse perso la memoria perché altrimenti avrebbe certamente dato notizia di sé alla stanca madre…
Ma quando mai…
Finita la Guerra – un passato politico problematico da dimenticare – era riuscito a far perdere le tracce, per riapparire a Parigi come trapezista.
Ma guarda…
E si era inventato una di quelle storie…
Veniva dalla Kamciatka, dove era nato chissà quando…
Padre e madre di mille differenti etnie e provenienze…
Faceva fino e la gente apprezzò.
Bello e inafferrabile lo era e sulla scena uno schianto.
Teatro e poi grande schermo.
Hollywood, nientemeno.
L’Oscar, ovviamente.
Mamma lo adorava e mi portava al cinema per vedere ‘zio Giami’, suo fratello maggiore.
“Lo vedi”, diceva, “È lui”.
E mi raccontava di quando si tuffava in mare da riva a Terracina per riemergere lontano…
Di quella volta che gli era riuscito di passare sotto la chiglia del Rex, da una parte all’altra…
E a me faceva rabbia che non ci conoscesse, che ci avesse cancellato.
Finì che a questo proposito mi quietai.
E avevo infine dimenticato.
Poi, il 10 ottobre 1985, una telefonata.
“Passi a prendermi verso le cinque?
Vado a Messa.
Alla radio hanno detto che è morto zio Giami.
Devo pregare”.
In Basilica, poi, vicini, composti.
“Mamma”, in auto al ritorno, “oggi è morto anche Orson Welles.
È nella sua biografia che ho letto che un giorno Yul Brynner, in treno, gli aveva confidato di essere svizzero, uno Jenisch.
Non era zio Giami”.
“Un’altra delle sue invenzioni”, con quel suo fare che la rendeva inattaccabile ed intoccabile, “Anche da ragazzo fantasticava”.
Che dirle?

3)
Quattro sigari
È quando Max Von Sidow gli chiede per quale ragione – guerriero praticamente invincibile quale è e per questo nella possibilità di scegliere offerte decisamente migliori dal punto di vista economico – abbia deciso di difendere il suo gruppo di assediati oramai allo stremo, che Yul Brynner, con lo sguardo e il piglio che sapeva mettere in campo in tali frangenti, replica dicendo che è per via dei quattro sigari, allora merce rarissima, che nella trattativa gli erano stati garantiti.
Zio Yul (l’ho scritto e raccontato, quel magnifico attore era il fratello maggiore di mia Madre del quale si erano perse le tracce a fine guerra?!?!) è a mio parere proprio in ‘The ultimate Warrior’ che massimamente si esprime.
In particolare quando lo si vede proporsi a torso nudo e in tutta possanza al miglior offerente, mercenario invincibile.
Il film è del 1975 e avevo trentuno anni.
Non si può pertanto dire che vederlo tanto prestante mi ispirasse.
Ma, ricordando i tempi già lontani nei quali, seguendo le indicazioni di John Vigna, mi allenavo a costruirmi un corpo comme il faut, trovai nel suo essere quale era una qualche conferma che la leggenda familiare sopra accennata avesse solidissime basi.