Opinioni

CHIESA VERDE

ROBI RONZA - 18/07/2025

Papa Leone XIV celebra la messa per la custodia della creazione

L’uscita del nuovo formulario “pro custodia creationis” per la messa in rito romano, e la notizia che lo scorso 9 luglio il Papa ha celebrato a Castelgandolfo una messa facendo uso di tale formulario ha dato spunto a un coro di commenti, come non ci si poteva non attendere, in cui si parla di Chiesa “green”, e insomma di una presunta adesione della Chiesa all’ambientalismo corrente che è la…religione di Stato dell’attuale ordine costituito internazionale. In effetti è invece importante rendersi conto che, pur avendo ovvi punti di contatto, la cura per l’ambiente che la Chiesa propone al mondo ha un punto di partenza assai diverso e quindi punti di arrivo molto differenti dall’ideologia “verde”.

L’ambientalismo corrente prende sostanzialmente le mosse da quanto James Lovelock affermò nel suo celebre libro, Gaia. A New Look at Life on Earth, pubblicato nel 1979 e poi edito in italiano da Bollati & Borlinghieri, dove si sostiene che la Terra è nel suo insieme un essere vivente capace di autoregolarsi che l’uomo con la sua presenza e le sue iniziative comunque danneggia. L’uomo si deve perciò ritirare in uno spazio il più possibile limitato, intervenire il meno possibile sull’ambiente e “restituire” la Terra alle piante e agli animali selvatici.

Di rado questo principio obiettivamente un po’ stravagante viene oggi riaffermato ma, come ogni giorno è sempre più evidente, si continua a tirarne ogni possibile conseguenza.

Secondo la Chiesa invece la Terra è opera del Creatore della quale l’uomo, che in esso è l’unica presenza consapevole, deve prendersi cura. L’uomo può non solo danneggiare la Terra, come storicamente è accaduto. Può anche migliorarla, come pure storicamente è accaduto e come ad esempio gran parte del paesaggio agrario italiano dimostra.

Ogni altro essere vivente non fa né bene, né male, è solo forza bruta; agisce nel Creato inconsapevolmente secondo il proprio istinto fino a dove la forza delle cose glielo consente. L’uomo invece è chiamato a partecipare all’opera creatrice di Dio, perciò ha nel Creato una responsabilità unica.

In questa prospettiva è importante sottolineare il contenuto assai diverso che la parola e il concetto di custodia hanno nei due diversi casi. Secondo la cultura corrente il concetto di custodia ha un contenuto del tutto passivo: l’uomo deve in tutta la misura del possibile liberare Gaia dalla propria presenza, dalla propria “impronta”. È il concetto espresso graficamente dal noto marchio che consiste in un’impronta umana sempre enorme rispetto al contesto. L’uomo insomma non può fare niente di positivo per Gaia se non consentirle di risanarsi da sé.

Secondo la concezione cristiana, che a me pare la più ragionevole delle due, l’uomo in quanto unica presenza consapevole nell’ambiente è chiamato a custodirlo attivamente e quindi ad intervenire nei limiti delle proprie capacità, tutte le volte che questo si squilibra. Ciò implica che a noi, e non a Gaia, compete la responsabilità di quell’ecologia integrale cui è dedicato il capitolo IV dell’enciclica Laudato si’. Un’ecologia che non si limita all’ambiente naturale, come l’ecologia corrente, ma che comprende anche l’uomo, la sua economia e la sua società, andando a toccare argomenti che sono tabù per la cultura dominante come tra gli altri l’aborto.

“Dal momento che tutto è in relazione,” si legge infatti al n.120 della Laudato si’, “non è neppure compatibile la difesa della natura con la giustificazione dell’aborto. Non appare praticabile un cammino educativo per l’accoglienza degli esseri deboli che ci circondano, che a volte sono molesti o importuni, quando non si dà protezione a un embrione umano benché il suo arrivo sia causa di disagi e difficoltà: «Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono»”.

La censura di cui questo passo è solitamente oggetto dimostra ancora una volta l’urgenza di non lasciarsi risucchiare dalla cultura corrente, e di porsi invece di fronte ad essa come ad un interlocutore necessario ma non come a qualcosa in cui possiamo adagiarci.

Nella Laudato si’ si osserva poi al n. 60 che “riguardo al problema ambientale si sono sviluppate diverse visioni e linee di pensiero (…) Da un estremo, alcuni sostengono ad ogni costo il mito del progresso e affermano che i problemi ecologici si risolveranno semplicemente con nuove applicazioni tecniche, senza considerazioni etiche né cambiamenti di fondo. Dall’altro estremo, altri ritengono che la specie umana, con qualunque suo intervento, può essere solo una minaccia e compromettere l’ecosistema mondiale, per cui conviene ridurre la sua presenza sul pianeta e impedirle ogni tipo di intervento. Fra questi estremi, la riflessione dovrebbe identificare possibili scenari futuri, perché non c’è un’unica via di soluzione. (…)”. E al n.121 si aggiunge che “Si attende ancora lo sviluppo di una nuova sintesi che superi le false dialettiche degli ultimi secoli”.

Tanto più dunque occorre evitare un’adesione subalterna all’ambientalismo corrente. È urgente invece entrare nella questione con tutta la forza del pensiero di cui Laudato si’ è uno dei vettori principali.

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