Ormai il metodo è collaudato: se fa caldo è la terra che si infiamma, se ci sono gli incendi la colpa non è dei piromani ma dell’autocombustione, se c’è un temporale è il clima che è impazzito (come se costruire condomini a Bardonecchia sul greto del torrente sia colpa del cambiamento climatico). Spesso, però, molte informazioni non sono date in modo corretto.
Per esempio molti quotidiani hanno riportato la scorsa settimana di uno studio teorico del tutto inattendibile. Testualmente: “Secondo gli scienziati circa 1.500 dei 2.300 decessi da calore stimati in Italia, ovvero il 65%, sono il risultato del cambiamento climatico, il che significa che il bilancio delle vittime è triplicato dall’impatto della combustione di combustibili fossili. A Milano si stimano 317 decessi da caldo causati dal riscaldamento globale…”
Pura teoria perché né l’ufficio anagrafe di Milano né l’Istat hanno segnalato scostamenti dalla media e 317 morti “extra” avrebbero causato un putiferio.
Una bufala, ma nessuna fonte di stampa ha verificato i dati prima di pubblicarli.
Fa anche specie che questi presunti “scienziati” abbiano imputato direttamente alla CO2 il caldo di fine giugno quando l’anidride carbonica potrà essere una delle cause, ma non l’unica. Guarda caso, però, appena scatta l’allarme caldo immediatamente l’Europa si sveglia riproponendo il tema delle emissioni di C02 che ultimamente erano un po’ in ribasso rischiando di mandare a fondo la maggioranza della Von del Leyen tra sinistra-centro-verdi.
Certamente la terra si sta riscaldando, ma si pone sempre a confronto il picco di minime di metà ‘800 quando era in corso una mini-glaciazione e non si racconta per esempio che Annibale passò le Alpi in ottobre con i suoi elefanti semplicemente perché 2200 anni fa faceva più caldo di adesso e non c’era neve neppure in quota, così come solo 15.000 anni fa il Lago Maggiore non esisteva perché era ancora un grande ghiacciaio.
Concatenando cosi automaticamente e ogni giorno solo le emissioni di CO2 al caldo, si auto-giustificano però le proposte europee per misure impopolari e costose che porteranno comunque a risultati minimi.
Questo perché il 93% del pianeta (alla fine la UE conta appunto solo circa il 7%) si guarda bene dall’affrontare la calura con lo stesso cipiglio.
Oltre alla “liberalizzazione” di Trump, in Cina solo quest’anno (fonte: Global Energy Monitor) sono state approvate centrali a carbone per produrre almeno 106 gigawatt (GW) dopo la costruzione di 70 GW nel 2023: viene in pratica avviata una nuova centrale a carbone ogni settimana! Su queste cose concrete però non si scandalizza nessuno.
Non è perché gli altri si comportano male che dobbiamo farlo anche noi, ma occorre un giusto equilibrio e sapersi imporre anche a livello internazionale, altrimenti non servono a nulla i maggiori costi e sacrifici europei.
Soprattutto il degrado del pianeta non è solo per la CO2 (un “pallino” che nasconde anche grandi interessi economici) ma nello sfruttamento e sciupio delle risorse naturali, nella pesca eccessiva, nell’uso di pesticidi e spreco di acqua, nel taglio sconsiderato di foreste, nel consumismo esasperato e tante altre concause.