Società

CINQUE PER MILLE (QUASI)

GIANFRANCO FABI - 18/07/2025

Mentre si sta concludendo l’operazione dichiarazione dei redditi è tornato di attualità un problema, non nuovo, ma che la politica si è finora “dimenticata” di risolvere. E’ stata una ingegnosa invenzione, che tuttavia può essere anche definita un’assurda furbizia. Quando si è deciso nel 2006 di introdurre in via sperimentale la possibilità dei contribuenti di devolvere ad un ente liberamente scelto il 5 per mille delle proprie imposte, si stabilì infatti che la somma erogata non poteva eccedere un determinato tetto.

Nonostante questo fu un esperimento molto apprezzato: oltre 15 milioni di contribuenti scelsero di destinare parte della loro Irpef coinvolgendo almeno 30mila tra enti del terzo settore, associazioni di volontariato, università, enti di ricerca e Comuni. Un numero che nelle ultime dichiarazioni ha superato quota 90mila.

Le somme raccolte superarono i 380 milioni di euro e gli enti più indicati sono stati Emergency, seguita da AIRC e dalla Fondazione Telethon.

Nel 2014 il Governo di Enrico Letta inserì stabilmente il 5 per mille nella legge di stabilità, ma mantenne il tetto alle erogazioni, un tetto peraltro regolarmente aumentato, ma sempre più basso della somma che in teoria i contribuenti decidono di assegnare.

Con tetto a 525 milioni di euro, gli enti riceveranno quest’anno l’equivalente di un 4,3 per mille. Secondo i dati forniti dall’Agenzia delle Entrate, un vero cinque per mille 2024 varrebbe ben 603 milioni di euro, ossia circa 79 milioni di euro oltre il tetto massimo.

Tra gli enti più indicati nelle ultime dichiarazioni al primo posto sono le associazioni per la ricerca sul cancro, sia per la loro efficace politica di marketing, sia per l’importanza del tema nella sensibilità dei cittadini.

Anche molte associazioni in provincia di Varese sono state indicate come destinatarie del 5 per mille: tra queste in primo piano il Pane di Sant’Antonio, la Fondazione Piatti, il Circolo della bontà, solo per citarne alcune nello sterminato elenco pubblicato nei giorni scorsi dall’Agenzia delle entrate. Ma sicuramente molti varesini hanno espresso la loro preferenza anche per associazioni nazionali di solidarietà come la Lega del filo d’oro, il Banco alimentare o Vidas.

Con le attuali regole queste preferenze sono state almeno in parte tradite e peraltro gli enti che hanno ottenuto più preferenze sono quelli più penalizzati riducendo l’efficacia di uno strumento introdotto meritoriamente per sostenere le attività sociali. Senza dimenticare che proprio gli elenchi del 5 per mille, che quest’anno comprendono oltre 90mila soggetti, dimostrano come il volontariato e la solidarietà siano una dimensione largamente presente nella realtà italiana.

Il 5 per mille peraltro costituisce anche l’espressione del sostegno ad una sussidiarietà che contribuisce in maniera sostanziale alle politiche di welfare a sostegno delle comunità.

La richiesta di abolire il tetto è stata oggetto nei giorni scorsi di un appello al Governo promosso da 60 organizzazioni del Terzo settore fra le più importanti in Italia insieme al mensile Vita.

Anche un’altra importante realtà fiscale come l’8 per mille, destinato a finanziare le istituzioni religiose e nato da un accordo nel 1984 tra lo Stato e la Chiesa cattolica, ha suscitato qualche giustificata polemica. Il Governo è infatti sceso in campo addirittura con una campagna pubblicitaria per chiedere la firma dei cittadini per lo Stato, tradendo anche in questo caso la volontà originaria che doveva garantire, come afferma esplicitamente la legge, il finanziamento della Chiesa cattolica superando la vecchia disciplina dei Patti lateranensi. Ma ne parleremo in una prossima occasione.

Si può ricordare che uno dei protagonisti del negoziato che negli anni ’80 portò al nuovo accordo fu un varesino, il cardinale Attilio Nicora, delegato della Conferenza episcopale italiana prima per le trattative e poi per l’attuazione dell’accordo.