Attualità

FORSE

FABIO GANDINI - 18/07/2025

I cavalli che scalpitano allo start, con i cancelli ancora chiusi. I seggiolini colorati delle tribune brulicanti di persone. I foglietti delle scommesse che passano di mano in mano, entrano nelle tasche, ne escono stropicciati, chissà se vincenti. Il brusio, la musica, la curiosità, la passione, l’esagerazione e tutto quel mondo – a volte un po’ naif ma così tanto umano – che è l’ippica.

Forse ritorna. Forse. L’appuntamento è per il 19 luglio, sarebbe il primo convegno della stagione a Varese.

Forse.

Perché ogni dubbio è lecito allorquando si parla dell’Ippodromo Le Bettole. Uno dei luoghi simbolo della Città Giardino vive infatti da tempo – costretto dal destino, dai cambiamenti epocali e dalle beghe che mettono contro l’un l’altro armati i protagonisti che lo animano – uno dei momenti più drammatici della sua lunga storia. Da mesi le attività sono ferme o procedono a singhiozzo, le piste si aprono ma per lo più rimangono chiuse, i cavalli restano confinati nei box con grandi preoccupazioni per la loro salute, gli allenatori protestano contro la gestione, la gestione protesta contro gli allenatori, il Comune è un po’ arbitro, un po’ Ponzio Pilato e un po’, soprattutto, proprietario di un’impianto a cui è sempre più difficile imbellettare i segni del tempo.

E l’estate, che avrebbe dovuto rappresentare il cuore della stagione del galoppo, si sta trasformando in un vuoto clamoroso.

Le radici del problema affondano in anni di gestioni complesse, ma è nell’ultimo anno che la situazione è esplosa. Il caso è deflagrato quando la SVICC (Società Varesina Incremento Corse Cavalli) ha deciso di chiudere la pista interna in sabbia, impedendo agli oltre 130 cavalli presenti di allenarsi. Motivo dichiarato: morosità da parte di alcuni concessionari di box e mancate risposte da parte dell’amministrazione comunale su lavori e agibilità. La reazione è stata immediata: fantini, allenatori e proprietari hanno organizzato una marcia di protesta culminata davanti a Palazzo Estense, chiedendo un intervento delle istituzioni. A nulla sono servite le rassicurazioni della SVICC su investimenti futuri: il clima si è fatto incandescente

La questione è finita anche in Parlamento. L’onorevole Antonio Ferrara (M5S) ha definito “vergognosa” la situazione e ha chiesto l’intervento del Ministero dell’Agricoltura. Il giorno dopo, è arrivata anche un’interrogazione della Lega, a firma del senatore Massimiliano Romeo, che ha accusato la SVICC di paralizzare l’attività e il Comune di non garantire le condizioni minime per l’agibilità.

Concetto centrale quest’ultimo, al di là di chi accusa chi e di chi è responsabile di che cosa. Senza agibilità non si corre. O si corre senza spettatori, che è solo poco meglio.

A complicare la situazione, c’è stato il nodo del bando per la concessione pluriennale dell’impianto, revocato a inizio 2025 per presunte irregolarità. Il Comune ha pubblicato un nuovo bando a fine maggio: durata 30 anni, valutazione sugli investimenti proposti, scadenza entro settembre. Ma la SVICC, attuale gestore, ha già fatto capire di considerare il nuovo iter come una mossa politica per escluderla.

Le Bettole sono più di un ippodromo: sono memoria collettiva, sport popolare, economia del territorio. Eppure, oggi il suo futuro appare incerto. I cavalli restano nei box, il pubblico resta fuori dai cancelli, e i protagonisti – Comune, SVICC, operatori, ministero – sembrano ostacolarsi più che collaborare.

A settembre scadrà la procedura che mira a trovare un nuovo conduttore: lì si giocherà una partita decisiva. Ma senza una volontà politica forte, una regia trasparente e un impegno economico concreto, Varese rischia di perdere uno dei suoi ultimi luoghi simbolici ancora attivi, trasformando Le Bettole in un’incompiuta della memoria.