Emilio Molinari è scomparso il 5 luglio a 85 anni. Operaio della Borletti, ha rappresentato con generosità e capacità politiche rare la nuova sinistra dal Consiglio comunale di Milano fino al Parlamento europeo e al Senato della Repubblica, battendosi per la giustizia sociale e la giustizia climatica. È stato tra i protagonisti della vittoria referendaria del 2011 contro la privatizzazione dell’acqua.
La sua profonda relazione con Tina, la moglie, non era solo una qualità della sua vita affettiva, ma un elemento essenziale della sua narrativa: un’autentica testimonianza di una coppia per i valori del lavoro, dei beni comuni, del rispetto per la natura: una cura a tutto campo da coltivare con l’acqua sullo sfondo, perno di una rappresentazione del vivente e della sopravvivenza delle prossime generazioni.
Il suo percorso umano di militante, mite ma tenace, capace sempre di sorridere nonostante una salute precaria, lo faceva vivere non solo per sé, ma esistere in simbiosi con il contesto sociale e ambientale di una generazione che aveva sognato in grande anche la politica. La sua ricerca di significato era profonda e capace di trasmettere spiritualità anche in tempi difficili, portandolo a condividere l’allora promettente scena dei Social Forum nei movimenti globali a cavallo del millennio.
Emilio esercitava una rara fascinazione sul tema di un ambiente caratterizzato dal vivente non solo umano. La sua politica, come amava dire, derivava dalle esperienze quotidiane, evitando derive nostalgiche. Sapeva di vivere in un tempo carico di sfide, che ci invita a riflettere sulla necessità di cambiare il destino del Pianeta prima che questi si liberi di noi. Non consideriamo infatti più il tempo in termini astratti, ma come un presente che ci spinge a non rimandare, come ammoniva anche Francesco: tutti sulla stessa barca nella crisi dell’umanità e non più solo della sinistra o dell’Occidente: immagine proiettata in un Venerdì Santo di pandemia, buio e sotto la pioggia.
La formazione di Emilio gli permetteva di partire dalle disuguaglianze di un capitalismo che nega i diritti sociali per arrivare a cogliere nella privatizzazione dell’acqua il sintomo di una espropriazione di un diritto naturale primario, certamente sovraordinato al diritto di proprietà. Ha coltivato la responsabilità di costruire un futuro diverso e possibile, rinvigorendo l’idea che “nulla di questo mondo ci dovesse risultare indifferente”.
Comunicava dati e osservazioni in modo chiaro e coinvolgente, guadagnandosi l’affetto dei giovani. Nelle scuole sottolineava che l’acqua non poteva essere ridotta a merce, avvertendo della minaccia rappresentata dal mercato finanziario. Ma, al fondo, spiegava, senza voler imporre un pensiero, ma per chiedere all’interlocutore la bellezza così umana di un confronto, di un con-versare. Parlando con Emilio si capiva meglio, si vagliavano altre angolature, si metteva ordine nei pensieri, si sentiva la profondità di una comunità di intenti, e soprattutto ci si sentiva accolti, abbracciati.
Da vice-presidente dell’Associazione Laudato Si’, criticava il consumo indiscriminato di risorse e come esso minacciasse il ciclo vitale del Pianeta. Credeva che la crisi ambientale e il cambiamento climatico richiedessero una consapevolezza collettiva e una trasformazione verso un’economia ispirata dall’ecologia integrale. Ricordo come traguardasse anche la transizione energetica attraverso la stessa lente, contro la gabbia dei fossili ed il ritorno del nucleare così dissipatori di risorse idriche.
La crisi idrica – diceva – è nei ghiacciai che si consumano, nei fiumi che corrono troppo in fretta, nelle falde non più alimentate dal consumo di suolo. Una sfida per la decrescita, la sua, ed un ripensamento dei modelli di consumo e degli stili di vita, sia a livello individuale che collettivo, dato che la lotta di classe oggi si confronta con la prospettiva della sopravvivenza dell’umanità.
Voglio, infine, condividere un ricordo di Emilio, risvegliatosi da un’anestesia dopo un intervento delicatissimo al cuore, sorpreso sullo sfondo delle melodie di Violeta Parra: “Gracias a la vida que me ha dado tanto”. Grazie a te, Emilio caro; la tua vita rimane ben viva tra di noi.