Cultura

ILLUMINA IL SILENZIO

CLARA CASTALDO - 18/07/2025

Dostoevskij ha scritto uno dei capolavori della letteratura universale (“Delitto e castigo”), dopo aver letto Beccaria. Dopo il fascismo e dopo la guerra di Liberazione, la Costituzione ha dettato principi insuperabili. Mario Gozzini ha promosso una legge (approvata nel 1986) che richiama al senso di umanità e alla rieducazione del condannato. Si sono combattute aspre battaglie, dentro e fuori il parlamento, per introdurre elementi di democrazia, perché venissero riconosciuti doveri e diritti.

E sperando che la cultura, da Beccaria in avanti, potesse metterci al riparo, potesse educarci al rispetto della persona e del diritto, abbiamo pensato di poter correggere ciò che talvolta, ancora oggi, si presenta distorto ai nostri occhi.

Separare, rinchiudere, alzare muri, occultare: un’idea di società punitiva sopravvive e talvolta prospera ancora oggi, nel paese di Beccaria, di Basaglia, di Gozzini, della Costituzione, di tanti spiriti liberi, un’idea che si può presentare in tante forme e assai diverse: l’istituzione totale (come la battezzò Goffman) è un luogo dove tutti gli aspetti della vita di un individuo si svolgono nello stesso luogo e sotto la stessa autorità, secondo una netta separazione tra “staff” e “internati”, e secondo un controllo stringente sull’esistenza stessa.

Oggi l’istituzione totale continua ad affascinare: resiste in talune forme di manicomi, reinventati in centri di detenzione per migranti, cliniche private o servizi psichiatrici che non funzionano, e malgrado la legge Basaglia del 1978 (approvata dopo una ventennale battaglia) li avesse aboliti, resiste negli ospedali psichiatrici giudiziari (anche questi esclusi da una legge del 2014).

La fragilità umana diventa così un bersaglio da annichilire nel segreto delle stanze, il bisogno di crescita e di realizzazione personale, una questione da reprimere.

Ma evidentemente la cultura non basta da sola. Occorrono uno sguardo nuovo e libero, il riconoscimento della dignità umana (sine conditione), il rispetto per le qualità, i sogni e le potenzialità di ciascuno, l’accettazione del cambiamento come elemento fondamentale per affrontare la complessità della vita e delle relazioni umane.

Solo parole e gesti di persone desiderose di incontrare storie e vite, possono qualcosa contro la brutalità insensata o degradante, la repressione impietosa, contro la segregazione e l’esclusione.

“Illumina il silenzio: l’eredità di Franco Basaglia” è il titolo della mostra che, fino alla fine di agosto, sarà allestita al padiglione centrale del Centro Polispecialistico Beccaria di Varese.

L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra i Licei Manfredini di Varese e l’Archivio Basaglia: un progetto fatto di spunti, provocazioni e pensieri critici ispirati allo psichiatra e neurologo che ha rivoluzionato il modo di pensare la libertà, la riabilitazione e la dignità personale.

Attraverso testimonianze, documenti storici e opere artistiche, l’esposizione invita a riflettere sulla fragilità umana e sul bisogno di un luogo capace di accogliere e accompagnare ogni individuo nel proprio percorso di crescita e realizzazione.

La mostra esplora e indaga il messaggio di Franco Basaglia, il riformatore dell’approccio alla salute mentale in Italia, che ha posto al centro del dibattito il valore della libertà e del rapporto col paziente.

La concezione dell’uomo come relazione sta al centro della sfida, del lavoro che oltrepassa la paura, del dinamismo di cura, spesso reciproca, ma anche della possibilità di passare – finalmente – dall’invisibilità all’essere visti.AA