
Lo sport, che è poi uno specchio della vita, è fatto di tante sliding doors che aprono a scenari o positivi o negativi. Quello che si è spalancato a Jannik Sinner a Wimbledon con il ritiro negli ottavi del bulgaro Grigor Dimitrov – che aveva vinto i primi due set e che era sul 2-2 nel terzo, quello nel quale il nostro campione si trovava con le spalle al muro senza opzioni alternative al vincerlo per restare in partita – è stato qualcosa di ben di più di un evento favorevole. Nonostante manchi la controprova che Jannik non ce l’avrebbe fatta a rimontare e a imporsi, è stata una bella botta di quella cosa lì, tanto per non citare nel dettaglio la famosa parte anatomica.
Sinner nelle more di una vittoria offertagli prima di tutto dal fato è stato impeccabile nei commenti e nel sentirsi sinceramente triste per lo sfortunato avversario, che era molto vicino ad eliminarlo. Proprio per questo fair play, per le frasi pronunciate (“Oggi non mi sento un vincitore”), per il suo essere uno straordinario tennista ma anche – lo dico a impressione, non conoscendolo di persona – un ragazzo dotato di qualità umane, mi sarei aspettato che dopo essere arrivato in fondo in maniera gloriosa al torneo più importante dedicasse un piccolo pensiero a quel collega. L’occasione gliel’ha data proprio l’intervistatrice a fine partita, chiedendogli di raccontare quanto sia stato difficile trionfare a Wimbledon: assist non raccolto, Jannik si è limitato a ricordare un paio di punti nella finale contro Alcaraz vinti con l’aiuto del nastro.
Oggi in Italia tutto è Sinner (ndr: condicio sine qua non, nel conformismo nazionale) e la cosa che mi fa sorridere è che parlano e pontificano perfino coloro che di sport sanno poco e che magari prima dell’apparizione di questo fenomeno nemmeno seguivano il tennis. Ma oggi va così grazie a Tv, Internet, altri media, social network che fungono da altoparlante: il personaggio e la situazione che diventano di moda trainano e si fa presto ad arrivare all’orgia informe di giudizi, esternazioni, cose giuste e sbagliate, argomentazioni di valore e banalità. Ecco, non intendo fare il controcanto a tutti i costi rispetto alla Sinner-mania dilagante. Ma se nel flusso di comunicazione Jannik avesse speso due parole per il povero Grigor, a mio avviso una straordinaria impresa tennistica sarebbe stata arricchita da un ammirevole tocco di classe.