
Se ti vanti del governo che batte il record di longevità, assicurando per quattro anni un’Italia stabile, quale ragione ti muove a cambiare la legge elettorale che gli ha consentito di nascere? Dovresti tenertela cara, questa legge. Invece no. Meloni decide di mettervi mano, nonostante il borbottio degli alleati e l’inveire dell’opposizione. Ipotesi/tesi: ha paura che nel ’27 vada peggio che nel ’22, e dunque meglio attrezzarsi alla bisogna, con l’aiuto dello strumento tecnico. Cioè la modifica del sistema di voto.
Questo lo dice la minoranza, ovvio che lo dica. Ma lo dice soprattutto il buonsenso, ovvio che lo dica: non è di destra né di sinistra, il buonsenso. E però va così. Stupiamoci e precisiamo, pur fra barba e noia: 1) variare spesso la legge elettorale, ad usum di chi al momento ha i numeri parlamentari per imporla, è uno schiaffo alla democrazia. Ci sono Paesi che se la fanno andar bene da decenni, e perfino da secoli; 2) sopprimere i collegi uninominali significa spersonalizzare, più di quanto attualmente non sia, la competizione, favorendo il menefreghismo dei cittadini, già di loro sbattoni mica male; 3) introdurre le preferenze pilotate lasciando intendere che trattasi di preferenze pure, costituisce una tristanzuola presa in giro. Preferenze con capilista bloccati e opzione di spuntare sulla scheda tre nomi fra sei già designati. Ma che fantastica pensata; 4) siccome la citata legge -peraltro in attesa del disco verde finale dalla Camera- prevede l’assegnazione d’un maxipremio in seggi alla coalizione che nei due rami del Parlamento toccasse il 42%, se nessuno l’otterrà o si va tutti a casa o s’imbastisce un esecutivo trasversale. Proprio il contrario delle aspettative dei promotori dello Stabilicum o Melonellun come viene chiamato tal pastrocchio.
E dunque, a finirla in breve paradosso: l’idea di sopravvivenza della destra può diventare l’idea di resurrezione della sinistra. Sinistra divisa, senza leader riconosciuto, pronta al dilaniamento delle primarie e però omaggiata del regalone così composto: a) un tema facile da capire per chiunque, ovvero la diminutio di vera disponibilità popolare da parte dei meloniani&partners; b) un possibile epilogo a suo favore -suo della sinistra- del giudizio degl’italiani oppure un possibile epilogo a favore del governo d’emergenza/trasversale che la coinvolgerebbe; c) un revirement opinionistico dei rivali, a cominciare dall’ex underdog oggi premier, passati da tifosi ultrà delle preferenze a sostenitori tiepidi se non freddi, introducendole con un colpo d’illusionismo. Il Fregatellum.
Ps 1) Niente bollo per gran parte d’auto e moto nel ’27. Promessa da 2,4 miliardi. Cosa non fa la propaganda (cosa non dev’essere la paura di perdere) per cercare una via breve alla vittoria. Quei soldi torneranno alle Regioni, cui lo Stato li sottrae, in altra forma. Quale? Fondi europei non utilizzati, si spiega. Sufficienti? Molti governatori dicono di no. Timori di aumento dell’addizionale Irpef. Dunque: viva l’odiosa tassa in meno, se non sostituita da odiose tasse in più.
Ps2) Lega a Pontida. Unita, disunita? Salvini sprinta in vertici palpitanti con la Tre Effe (Fontana, Fedriga, Fugatti) in aggiunta a Zaia. O dà segno d’avviare il federalismo decisionale (Lega Nord, Centro, Sud) accettando un direttorio-ombra e persuadendosi a condividere le candidature alle prossime elezioni o rischia l’implosione. Lui, il Carroccio, la maggioranza di centrodestra. Che ha bisogno d’una Lega in condizioni accettabili di salute, data la circolazione del virus Vannacci.