
L’opera di Floriano Bodini forse più nota ai varesini è il monumento a Paolo VI sulla piazzetta del santuario a S. Maria del Monte, accanto all’ingresso del centro di spiritualità delle romite. “Un’opera di impegno civile, laica e religiosa al tempo stesso”, spiega lo storico dell’arte Luca Pietro Nicoletti. E il collega Silvano Colombo aggiunge un’altra bella interpretazione: Montini è “chino verso il pellegrino che sale, quasi per incoraggiarlo e nello stesso tempo invitarlo a un’altezza superiore”. La statua testimonia lo stretto rapporto che legava l’artista di Gemonio, cantore del disagio esistenziale e legato ai temi sacri, al segretario del papa, monsignor Pasquale Macchi, che gliela commissionò e fu prodigo di consigli.
Macchi gli scriveva: “Penso che la tua opera debba aiutare i contemporanei e i posteri a conoscere Paolo VI e a scoprire la sua natura profonda, umana e religiosa. Che debba essere una sfida per chi interpreta Paolo VI come un papa triste, mentre era serio e pensoso di fronte a problemi del suo e del nostro tempo; per chi lo giudica un papa equivoco e incerto mentre era consapevole delle diverse, contrastanti situazioni; per chi lo vede come un papa di parte, mentre era proteso a operare per la pace e la composizione dei conflitti, con pazienza e personale sacrificio”. Non sorprende l’affetto che Govanni Battista Montini suscita al Sacro Monte di Varese: fu un pellegrino devoto sia in privato che in veste ufficiale e vi salì tredici volte.
Colpisce, invece, la sconfinata platea mondiale degli estimatori di Floriano Bodini, che lo prese a modello per questa e altre opere conservate in prestigiosi musei e nelle collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero. Lo rivela la lettura del bel libro “Floriano Bodini. Viaggio in Italia” uscito per il ventesimo anniversario della scomparsa del Maestro (Gemonio 1933-Milano 2005) a cura di Anita Membrini, Lara Treppiede e della figlia Sara Bodini per le Edizioni Poliartes. Il volume (144 pp., riccamente illustrato) è un affresco biografico e artistico a più voci che racconta lo scultore, incisore e medaglista attraverso le opere esposte dentro e fuori dall’Italia, l’arte liturgica, le vetrate, le collezioni museali, i ritratti monumentali e i monumenti pubblici.
A proposito del “modello” Montini e delle numerose versioni firmate dallo scultore varesino, Laura Marazzi conservatrice del museo della Collegiata di Castiglione Olona spiega: “Alcune sono preparatorie, come l’Idea per il monumento a Paolo VI, bronzo del 1983 a Villa Recalcati, legato alla gestazione della statua posta al termine della Via Sacra. Oppure il bronzeo Bozzetto per il Paolo VI del Duomo di Milano, esposto al centro espositivo monsignor Macchi, realizzato nel 1987 in vista del monumento marmoreo che due anni dopo fu collocato nella cattedrale milanese. Altre sculture invece appaiono autonome, come il sorprendente Ritratto di un Papa in legno, già ai Musei Vaticani e ora nella sala di Costantino del Palazzo del Laterano in Roma”.
La Marazzi aggiunge: “Su un’anima di legno di ciliegio, con tavole di cirmolo profumato, Bodini costruì la figura del papa “impressionante, spiritata, somigliantissima”, per usare le parole che Dino Buzzati spese sul Corriere della sera il 24 maggio 1968: “Floriano Bodini ha ottenuto una cosa straordinaria… è riuscito a dare contemporaneamente allo stesso volto diverse e opposte espressioni, tutte psicologicamente plausibili e tipiche del personaggio”. Il libro “Floriano Bodini. Viaggio in Italia” spazia naturalmente nell’opera omnia dell’artista, docente e accademico attraverso gli interventi di Luca Pietro Nicoletti, Valentina Raimondo, Stefano Reduzzi, Silvano Colombo e Laura Marazzi, con le introduzioni e le schede delle tre autrici.
Lara Treppiede, direttrice del Museo Civico di Gemonio, scrive che vi si ritrovano “i colori, i profumi della Valcuvia tanto amati dall’artista” e “l’utilizzo di materiali del territorio come la pietra di Saltrio”. Anita Membrini, docente e storica dell’arte e Sara Bodini, curatrice degli Archivi del padre, sottolineano che il libro “pone l’accento sui luoghi più significativi della vita del Maestro, da Varese – la provincia di origine – a Milano – la città che lo ha visto compiere gli studi, crescere e affermarsi – passando per Roma, Carrara, Cremona, Brindisi, Loreto, Matera e Rho”. Silvano Colombo compie infine un excursus all’estero – da Anversa a Tokyo ad Hannover – dove si trovano le opere del Maestro, di cui fu amico personale e mentore.