Mi è stato chiesto un parere sulla rigenerazione dell’area ex Aermacchi, oggetto nei giorni scorsi a Palazzo Estense di un’affollata riunione di presentazione alla cittadinanza e dello stato di avanzamento dei lavori. In linea di massima sono tra coloro che danno un voto alto a questa riqualificazione di un’ampia zona che viene consegnata per la prima volta a Varese. Sì, per la prima volta: quando era sede dell’azienda aeronautica e poi della Casti Group non c’era una fruibilità pubblica. Quindi la principale novità secondo me è proprio questa: quello che un tempo era fuori portata – al massimo si entrava da interlocutori di chi operava – ora diventa accessibile a tutti, con una bella varietà di soluzioni, dal verde, ai parcheggi, agli uffici, al centro sportivo, al supermercato (il cui padrone, Paolo Orrigoni, è la trave portante dell’iniziativa), alla piscina olimpica (non olimpionica, come continuo a leggere!…). Giusta a mio avviso è anche la richiesta/obbligo della Soprintendenza di mantenere vestigia della vecchia Aermacchi (la torre dell’acqua e un hangar) per agganciare il passato al presente.
Però prima di un giudizio definitivo voglio aspettare almeno uno stadio più avanzato delle opere, detto che i rendering possono essere accattivanti quanto si vuole, ma restano solo dei bei disegni se poi non trovano attuazione nei fatti. Erano belli, per dire, pure quelli relativi al recupero dell’area delle stazioni: lo è molto meno quanto stiamo vedendo oggi…
Tuttavia in questo quadro favorevole, in questa pagella da promozione, mi viene voglia di fare una sorta di controcanto. Mi aggancio a un commento di Max Lodi su quando è stato presentato chez Galimba’s Home. Ovvero: questo recupero è un modo anche per raccordare la storia di quell’area con il Colle Campigli e la tradizione del Palace Hotel. Quindi il passato industriale della città e un luogo di relax e svago, oltretutto nella splendida atmosfera del Liberty. Mi sovviene però una cosa: al Palace un tempo si poteva arrivare anche tramite funicolare, la terza della città. Partiva giusto di fronte all’area di cui stiamo parlando: fu inaugurata nel 1910 e chiusa nel 1944 dopo i bombardamenti. Nessuno – ma escludo Orrigoni, che di spese ne ha già avute e ne avrà un bel po’ – ha proprio pensato che questa fosse l’occasione per riproporla? Gli attuali proprietari dell’hotel, gli stessi di quello del Campo dei Fiori ancora in attesa di un futuro, non hanno valutato che sarebbe stata un’occasione per la loro struttura? Tra l’altro non ci sarebbe nemmeno il problema dei parcheggi, visto che di posti nella ex Aermacchi ce ne saranno, così dicono, 500.
Certo, la mia è un po’ una provocazione e forse tutto nasce dal fatto che sono reduce da Napoli dove di funicolari ne hanno quattro, tutte di grande efficienza. Ma sarebbe stato un modo, ripeto, di legare a filo doppio due ere della città. Qualcuno potrà obiettare: la prima, quella del Sacro Monte, va a singhiozzo e non è stata riattivata nemmeno la seconda, figuratevi se si pensa alla terza. Giusto, soprattutto sulla “funi” rimessa in piedi tornerò quanto prima e avrò molto da dire la mia in una prossima puntata della rubrica “Ti mangio il cranio”. Ma mi piace pensare che il recupero della terza linea magari aiuterebbe la riapertura anche della seconda.