Cultura

MITICO LP

RENATA BALLERIO - 19/06/2026

Arriva l’estate e si intensificano giochi e giochini per il relax, compresi i classici rompicapo. Proviamo con un indovinello. Chi è il settantottenne che vinse un settantotto? Possiamo rispondere LP, Long Playing: insomma il mitico disco a 33 giri. Era il 21 giugno del 1948 quando ufficialmente “nacque” quel formato che mandò in pensione il vecchio 78 giri. Da quella presentazione avvenuta in un hotel di New York è iniziata la storia del vinile, un cerchio di plastica che rappresentò una piccola rivoluzione tecnologica e culturale. Conoscerla è molto di più di un insieme di curiosità. È ripercorrere quasi ottant’anni di vita. Una storia godibile ma al tempo stesso utile a farci riflettere. Possiamo ripercorrerla in tanti modi e da diversi punti di vista: zigzagando tra curiosità, in modo lineare o a ritroso.

Qualunque sia il percorso da noi scelto non mancano spunti e domande. Agli inizi degli anni Novanta quel “pezzo di plastica” prodotto genialmente dalla Columbia Records usando il cloruro di polivinile, alias PVC, sembrava già agonizzante e superato da nuovi sistemi riproduttivi. Ora la si definisce una morte apparente, visto che da qualche anno gli artisti non rinunciano al vecchio vinile. Persino il trasgressivo Achille Lauro lancia sul mercato anche registrazioni in formato 33 giri. Una strategia di marketing per attirare una nicchia di acquirenti e di collezionisti ? Certamente ma c’ è qualcosa di altro. Lo dicono gli studi di sociologia. Nella società liquida e immateriale, come un’araba fenice risorge il bisogno del possesso materiale. Nessun artista raggiungerà la cifra record di oltre 66 milioni di copie vendute in tutto il mondo come successe a Thriller” del 1982 di Michael Jackson. E allora? Sempre la psico-sociologia ci spiega che l’uomo non può rinunciare ad una certa ritualità fisica, come estrarre il disco dalla copertina, posizionare con religiosa cura il braccio del giradischi e lasciarsi abbracciare dal “calore del suono”.

Insomma anche l’uomo e la donna del Duemila hanno bisogno di sensazioni. E perché non di imperfezioni, come quello di un suono che senza dubbio è mille volte più perfetto di quello che usciva dagli LP di 78 anni fa ma che è pur sempre meno freddo rispetto agli ormai vecchi CD ?

Potremmo davvero raccontare la storia del 33 giri come la risposta ai bisogni profondi dell’essere umano. Quando nacque ebbe fortuna perché meno fragile dei settantotto giri pesanti ma destinati ad andare in mille pezzi se cadevano. E regalò l’opportunità di sentire brani per circa ventitré minuti consecutivi: un modo quasi intimo di gestire il tempo.

Ma potremmo anche raccontare la sua avventura come la storia dei grandi conflitti nel capitalismo non solo americano. Si sa che dopo il lancio sul mercato da parte della Columbia la RCA inventò il 45 giri. La memoria ci porterebbe a ripensare anche alla case discografiche italiane. Ma in questo giugno ci piace una parentesi di relax Magari ascoltando un vecchio 33 giri di Guccini in cui associa il piacere del vinile al buon vino. Ci prenderà una dolce malinconia. Vabbè anche lei aiuta ad essere umani. E con nostalgia quelli di una certa età ricorderanno gli acquisti fatti alla fornitissima Casa del Disco di Varese che chiuse nel 2016. Notizia non solo dei giornali locali.

Ma si sa tutto cambia. Gira il mondo, gira la terra, e continua a girare il 33 giri anche in questo solstizio del 2026. Come sempre da domani le giornate si accorceranno…