Pensare il Futuro

BRASILE SOTTO ATTACCO

MARIO AGOSTINELLI - 19/09/2025

Jair Bolsonaro ai domiciliari (fonte Ap)

L’ex presidente del Brasile Jair Bolsonaro è stato condannato a 27 anni per tentato colpo di Stato e altri reati. Rubio dagli USA attacca: “Condanna ingiusta, risponderemo”. Lula: “Se Trump vivesse qui sarebbe sotto processo anche lui”.

Il Brasile del governo Lula, aperto ad una visione multilaterale e alla ricerca di soluzioni alla povertà, nonché particolarmente attento ai temi della crisi climatica, è sotto un attacco tutt’altro che irrilevante da parte del presidente USA Trump e della sua compagine di governo. Il tycoon americano si è già mosso giustificando i dazi pesantissimi riservati al Paese sudamericano come una copertura del complottismo di cui è accusato l’ex presidente brasiliano Bolsonaro, condannato dopo un processo molto contrastato dalle destre brasiliane. La sentenza è giunta dal Supremo Tribunale Federale/STF di Brasilia in una causa contro Bolsonaro e 7 militari considerati “il nucleo cruciale” del tentativo di colpo di Stato in Brasile del 2022-2023.

Qui di seguito qualche informazione sulla situazione del paese in cui essa viene a cadere e sulle indebite pressioni degli Stati Uniti

Sono trascorsi poco più di due mesi da quando l’esecutivo degli Stati Uniti ha varato contro il Brasile di Lula dazi del 50%, divenuti operativi a inizio Agosto 2025. Trump ha giustificato la misura esorbitante con la “persecuzione politica” di Bolsonaro da parte del governo Lula: una lettura anomala e una ingerenza ingiustificata nella giustizia brasiliana. Al momento si vive un tempo sospeso non solo per i contrasti interni, ma anche in attesa degli eventuali ulteriori passi punitivi statunitensi, in continuazione minacciati. Dazi e appoggio al golpista si intrecciano.

Da parte dell’esecutivo brasiliano la risposta a questo improvviso cambiamento di scenario da parte americana si è mossa su due piani: in primo luogo, nel respingere ingerenze estere è stata con forza rivendicata la sovranità nazionale, in secondo luogo viene promossa un’attiva azione commerciale sia per cercare di trattare con il versante statunitense sia per trovare sbocchi alternativi interni e internazionali per le merci non più competitive negli Usa. La negoziazione con le istituzioni statunitensi è bloccata perché esse non sono interessate ad attivarla. Viceversa, quella con esponenti di settori economici privati collegati al Brasile cerca di identificare possibili soluzioni, peraltro non facili. Il forte richiamo alla dignità e alla sovranità nazionali ha trovato ascolto e appoggio in tutti gli strati della popolazione rinverdendo la tradizione del dopoguerra di difesa delle risorse del paese e ricollegandosi ad un diffuso antimperialismo storico. Lo sforzo di ridefinire il mercato delle esportazioni trova appoggio presso altri paesi colpiti da alti dazi come India e Messico, mentre la Cina aumenta l’interscambio con il Brasile e aumenta gli investimenti diretti soprattutto in infrastrutture, come nel porto di Santos e con l’inaugurazione della linea fra i porti di Santana in Amapá e di Gaolan nella città di Zhuhai che riduce del 30% il costo dei trasporti.  Inoltre, nell’incontro virtuale dell’8 settembre dei leaders del Brics, in questo 2025 sotto presidenza brasiliana, è stata ribadito il ripudio per forme di protezionismo, la necessità di coesione fra gli aderenti al sodalizio e l’opzione per il multilateralismo. Una evidente presa di posizione non gradita a Trump.

Da parte delle destre la difesa di Bolsonaro rafforza lo schieramento non piccolo che chiede l’amnistia per tutti coloro coinvolti nei fatti culminati nell’attacco fisico alle sedi del potere a Brasilia l’8 gennaio 2023. Nella festa nazionale del 7 settembre (che ricorda la dichiarazione di indipendenza del Brasile dal Regno unito di Portogallo, Brasile e Algarve avvenuta il 7 settembre 1822) si sono tenute grandi manifestazioni con parole d’ordine “amnistia no” e “sovranità nazionale” cui ha dato appoggio anche la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile che da oltre 30 anni denuncia il principale problema del Brasile: l’attacco alla democrazia. e l’esclusione sociale di massa.

Anche gli Usa hanno, a modo loro, preso parte alle celebrazioni. Nelle reti sociali il Sottosegretario di Stato Darren Beattie ha scritto: “Ieri il 7 Settembre ha segnato il 203° Giorno dell’Indipendenza del Brasile. È stato un promemoria del nostro impegno di appoggiare il popolo brasiliano, che cerca di preservare i valori della libertà e della giustizia. Nel processo in corso contro Bolsonaro si minano libertà fondamentali e noi continueremo a prendere misure adeguate”.  E nel primo giorno della fase finale del processo Bolsonaro il 9 settembre 2025 la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt nel corso di una conferenza stampa ufficiale ha dichiarato: “Il presidente Trump non ha paura di usare il potere economico e militare degli Usa per proteggere la libertà di espressione nel mondo”. La nota di risposta immediata del Ministero degli Esteri brasiliano è stata ovviamente molto ferma. Non è spiegato che cosa gli Usa intendano per libertà di espressione, forse è un nuovo strumento per ingerenze internazionali così come è stato per decenni il riferimento ai diritti umani, oggi, dopo Gaza, non più spendibili. Essa sembra ricollegarsi al grande business delle piattaforme e delle annesse fake news e disinformazioni che colonizzano le menti.

Ricordando come a Novembre si terrà a Belem la Cop30 delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico la cui organizzazione incontra molti inciampi nella situazione internazionale minata da conflitti gravissimi e da attacchi a qualsiasi istituzione sovranazionale, occorre notare come l’aggressività statunitense e lo stato catatonico dell’Europa non aiutino certo il governo Lula a rendere ancora più salda la sua lotta contro il negazionismo climatico.

In una situazione tesa il paese aspetta la definitiva conclusione di un percorso che dal tentativo del colpo di Stato è giunto ad un processo importante e ad una sentenza che rompe secoli di impunità.