Armando ha 75 anni. Viene da un paese del Bergamasco. Il bel volto segnato da profondi occhi azzurri si illumina quando gli domando se questa è la sua prima volta al Meeting. “In realtà – mi racconta mentre aspettiamo a Viserba il pulman-navetta che porta alla Fiera – quando nel 1980 venne inaugurata la prima edizione, io c’ero. Da allora non sono mai mancato. Magari solo per un giorno, magari con un viaggio in treno di otto ore, ma ci sono sempre stato”.
Margaret Karram è la Presidente del Movimento dei Focolari. Nata da una famiglia arabo cristiana, ha studiato ebraismo alla Jewish University di Los Angeles. Partecipa a Rimini a una tavola rotonda sulla presenza dei cattolici nella società. “Che grazia – dice – vedere giovani appassionati e per niente rassegnati al male che sembra dominare il mondo. Per me sono giorni di scoperta della bellezza che unisce i movimenti nella Chiesa”.
Alessandra Buzzetti, giornalista, varesina, corrispondente per Tv 2000 dalla Terra Santa, ha moderato l’incontro “Madri per la pace”. C’erano Layla Al Sheik musulmana che ha perso un figlio nella seconda Intifada; Elana Kaminka, israeliana, madre di un soldato ucciso il 7 ottobre 2023; Azezet Habtezghi Kidane, comboniana eritrea, attiva in Israele e nei Territori palestinesi nel promuovere incontri tra le vittime della guerra. Buzzetti ha raccolto la storia della religiosa in un bel libro appena uscito per la Libreria Vaticana: “Oltre i confini”.
La giornalista mi racconta delle difficoltà non solo fisiche a raccontare ogni sera per i Tg giornate di atrocità d’ambo le parti. “Noi siamo così accecati dal dolore che non riusciamo più a vedere quello dell’altro. Il dolore è un’esperienza che o chiude completamente oppure apre una strada”. E aggiunge: “Ho iniziato al mattino, anche per avere le energie per andare a raccogliere storie tremende di sofferenza, a chiedere di poter guardare a questa strada, che potessi vedere la luce di Cristo vincere sul buio delle situazioni. Man mano così mi accadeva di sorprendermi a scovare un brandello di verità in ciascuna persona che incontravo, uomini, donne, bambini di tutte le parti del conflitto, feritissimi nel corpo e nello spirito, con un grido enorme dentro il cuore e con una grande paura, che io, in quanto straniera, non potevo capire fino in fondo”.
Quando alla sera si spengono le ultime luci dei palchi, il Meeting stenta però a chiudere i battenti. I volontari hanno ancora voglia di cantare e ballare. Così può capitare di incontrare il grande scrittore irlandese Colum McCann attardarsi all’uscita per insegnare ai giovani qualche tradizionale ballata di Dublino. L’autore a Rimini ha presentato il suo ultimo libro, “Una madre”, storia di Diane Foley, mamma del giornalista James Wright Foley, ucciso barbaramente in Siria il 19 agosto di 11 anni fa dall’Isis, al termine di un lungo sequestro durato 24 mesi. Il libro racconta l’itinerario compiuto da questa donna che ha voluto conoscere i terroristi e parlare con l’assassino di suo figlio.
Martino e Benedetto Chieffo sono i figli di Claudio. Da quando il loro papà è scomparso nel 2007, girano l’Italia proponendo la grande eredità del cantautore. A loro si uniscono genitori ormai nonni con giovani generazioni che Chieffo (come Giussani) non l’hanno mai conosciuto di persona. A Rimini hanno condotto la festa finale davanti a migliaia di persone. Un popolo.
Ed è in questo misterioso filo che continua il miracolo di 46 anni di Meeting: ogni anno sempre nuovo nella sua espressione ed antico nella sua identità. Tutte le volte i giornalisti si affannano ad etichettarlo: il Meeting della Meloni, di Draghi, di Berlusconi. Prima ancora di Andreotti o di Martelli e De Michelis. E se quel poco della politica che vale rimane, quello che cresce ogni anno è il volto della gratuità e della sussidiarietà. Il Meeting è di tutti e di nessuno. Proprio in questo sta il suo grande mistero.