In Confidenza

QUEL CAMMELLIERE

Don ERMINIO VILLA - 19/09/2025

Il mistero è una realtà che non “si” comprende, ma che “ci” comprende.

Nel Vangelo i conti non tornano: con 5 pani mangiano in 5.000 e ne avanzano 12 ceste. Se Dio ragiona così, capisco il mio amico che diceva: “Signore, dammi un “assegno” della tua presenza!”. Purtroppo però sembra che con noi e per noi i miracoli non funzionino mai: la luce è in fondo al tunnel, la felicità è dietro la porta, la soluzione è dietro l’angolo… mai però dove sono io! Gesù ci dice che possiamo farlo succedere noi: fantasia e matematica!

C’era una volta un cammelliere che morendo lasciò in eredità 11 cammelli ai tre figli, specificando però nel testamento che al primo spettava 1/2, al secondo 1/4, al terzo 1/6. Subito cominciarono liti, rivendicazioni, accuse, rinfacci di fronte alla metà (cioè 5,5) di cui aveva diritto il primo: lui interpretava la volontà del padre come diritto ad avere di più, quindi per non uccidere i suoi cari cammelli, prendersene 6. Gli altri brontolavano: “Hai già tanto, lascialo a noi!”. Arrabbiarsi non porta da nessuna parte, se non a farsi male, anche se ognuno agisce con intento di fare e di farsi giustizia.

C’erano soluzioni alternative per adempiere l’eredità del padre? Lasciare tutto come è aspettando tempi migliori. Magari una cammella resta incinta e così diventano divisibili. Comunque ci sarebbero state altre tensioni: chi tiene i capi vecchi e stanchi e chi quelli giovani in forze? Usare la violenza: uccidere la parte contesa e spartirsi la carne. Monetizzare: chiudere l’attività, vendere tutto, dividere il ricavo. Divisione? Condivisione? Moltiplicazione? Miracolo?

Un amico del vecchio padre, vedendo la tensione e le liti, poiché tutti i tre figli avevano ragione e nessuno aveva torto, decise di regalare loro il suo cammello, così sarebbero diventati 12 e sarebbe stata possibile la divisione. Al primo spettava 1/2. 12:2 = 6. Al secondo spettava 1/4. 12:4 = 3. Al terzo spettava 1/6. 12:6 = 2 Ognuno così aveva il dovuto che gli spettava, senza liti, senza ingiustizie, con soddisfazione e buona pace per tutti. Nessuno ci perdeva! Tutti ci guadagnavano! Proprio tutti! Perché 6+3+2=11 così anche l’amico si riporta via il suo.

Come è possibile? Eppure è matematica! Il miracolo non si comprende, ma ci comprende! Chi investe in sensibilità non si impoverisce mai. Ciò che smuove Gesù è la sensibilità. Non è solo questione di generosità, di dare qualcosa in dono. Tutto parte dall’attenzione alla situazione concreta, al come sta l’altro, alle sue fatiche e difficoltà, ai suoi bisogni. Le regole della giustizia da sole non bastano a garantire la pace. Quante guerre sono state compiute in nome della pace. C’è bisogno di giustizia “bene-volente”, cioè non solo “che vuole il bene”, ma che “vuole bene”. Altrimenti si rischia di scivolare in un giustizialismo.