Politica

SETTE REGIONI AL VOTO

GIUSEPPE ADAMOLI - 19/09/2025

Dal Nord al Sud: Valle d’Aosta, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Calabria e Puglia per un totale di quasi 20 milioni di elettori. Tre hanno oggi una guida di centrosinistra: Toscana, Campania e Puglia mentre il Veneto, le Marche e la Calabria sono di centrodestra.

La Valle d’Aosta sfugge a questa classica ripartizione ed è l’unica Regione in cui non si voterà direttamente per il presidente che sarà eletto dal Consiglio regionale a maggioranza assoluta.

Purtroppo non si voterà in un solo giorno. Questa almeno, la mia opinione. Sarebbe stata, a mio avviso, la scelta migliore per alleggerire il clima di perenne campagna elettorale che non giova al confronto fra le forze politiche che non dovrebbe andare verso una ancora più forte polarizzazione.

La coalizione di destra, nel momento in cui scrivo, ha ancora aperte le questioni dei candidati in Veneto (con la spinosa sostituzione di Luca Zaia) e anche in Campania e Puglia. Il centrosinistra ha già definito nomi e strategie e si presenterà unito in tutte le Regioni salvo in un paio di loro per le defezioni del partito di Calenda.

È un esito positivo per il centrosinistra, eppure ciò che è successo in Campania e in Puglia merita una riflessione critica che vale per il futuro. A Napoli la resistenza al cambiamento del vulcanico e potentissimo Vincenzo De Luca è stata eccessiva e, pur riconoscendomi in questo fronte, preferirei addirittura correre il rischio di perdere pur di non accettare giochi di potere che ritengo inammissibili.

In Puglia il candidato presidente Decaro aveva ragione nel non volere ex presidenti in lista ma doveva capire subito che poteva far valere questa sua posizione per il presidente uscente Emiliano, anche lui del Pd, ma non per l’ex presidente Vendola che rappresenta Verdi e Sinistra, cioè un partito diverso sia pure alleato. La mia opinione è tranchant: gli ex presidenti hanno tutte le opportunità che desiderano per essere utili alla loro Regione e al loro Paese anche al di fuori della Istituzione che hanno guidato per dieci anni.

Questo mi porta a fare due considerazioni generali. Per fortuna ci aveva pensato la Corte costituzionale a togliere di mezzo il terzo mandato dei presidenti di Regione. Con l’elezione diretta si attribuisce ad una sola persona e al suo apparato (cerchio magico per i detrattori) una vasta quantità di potere che spesso condiziona troppo negativamente il rapporto con il tessuto sociale che si amministra. Dopo dieci anni, è tempo di un sostanziale rinnovamento di persone e metodi.

Un ‘ultima osservazione amara che però so non essere molto condivisa. Si è persa traccia nel centrosinistra delle primarie di partito o di coalizione (la destra non le ha mai adottate). Lo so che con le coalizioni risultano più difficili per la necessità di mediazioni anche nazionali. Ma mi auguro che la leader del Pd eletta con tale sistema non se le scordi per il futuro e anzi le proponga anche per le città che andranno al voto prima del Parlamento.