Per un regista, capace di cogliere con garbo e sensibilità i paradossi della vita, potrebbe forse essere la trama interessante di un film. Ma è, prima di tutto, l’assurda ironia di un amaro presente.
Il fatto, prontamente registrato e amplificato dai giornali, è la fuga di tre suore da un ricovero per anziani di Salisburgo, e l’occupazione, dopo ventiquattro mesi di assenza, del vecchio convento di Castel Goldenstein, a Elsbethen, da cui erano state escluse.
Le tre mature sorelle, suor Bernadette, suor Regina e suor Rita – 88, 86 e 82 primavere alle spalle – hanno abbandonato quel luogo non gradito. Assegnatogli senza chiederne il consenso dall’istituzione religiosa di appartenenza – l’ordine agostiniano- e dopo il ricovero di due di loro in ospedale.
A sostenere le fuggiasche, scappate dall’ospizio con i bagagli a mano, sono state proprio le ex allieve che le avevano avute come insegnanti al collegio femminile di Elsbethen. Ma anche la comunità locale ha deciso i di dare man forte alla scelta di libertà delle sorelle, soprattutto di voler tornare a casa nel convento in cui erano vissute per anni. Accanto al quale sorgeva la scuola privata, dove avevano insegnato a generazioni di allieve.
Alle risposte evasive della Superiora, appellatasi al Dovere dell’obbedienza, e alle incerte argomentazioni della parrocchia, suor Regina e sorelle hanno ribadito la personale necessità e la determinazione di voler rimanere nella propria casa, perché tale la ritengono.
“Finalmente siamo riuscite a riposare e qui resteremo, piuttosto andremo a dormire nei prati!”. Questo il commento all’umiliante, dolorosa situazione. Il concorso dei concittadini ha contribuito per ora all’arredo, al sostegno alimentare e alla fornitura di energia e di quanto necessario.
Purtroppo il caso, esploso sui giornali, sembra richiamare alla disumana e ingiusta “ratio”, ormai universale, votata allo sbandierato ‘senso pratico’, troppo diffuso tra chi desidera sbarazzarsi dei vecchi per non sobbarcarsi problemi.
Ma non è forse ‘il tuo prossimo’ il fratello – o la sorella appunto – come ci ha insegnato e ancora insegna la Chiesa?
Chissà se qualcuno, tra le alte sfere, interverrà e si scuserà con le tre monache?
L’episodio sarebbe occasione davvero importante per ricordare, come fece Papa Francesco, che se è bello amare i nostri animali domestici, sarebbe anche giusto rispettare e amare il nostro prossimo, in particolare i bambini e gli anziani. E, quando necessario, ricordarsi e soprattutto occuparsi di questi ultimi. Come loro hanno fatto prima di noi, e anche per noi.
Diversamente ci si avvia verso una china dove tutto è consentito, senza rimorsi. Anche sdraiarsi sul finto oro di una nuova spiaggia intrisa di sangue dei Martiri.
Onore alle tre sorelle, insegnanti vecchie di anni, certo, ma tanto fresche di mente e di cuore da avere ancora voglia di lottare. E di ‘occupare” un edificio. Come giovani matricole.