Attualità

VIENI TRA DI NOI

SANDRO FRIGERIO - 19/09/2025

Siamo realistici. Fino a cinque anni le aziende (e gli esperti del settore) lamentavano il cosiddetto “skill mismatch”, cioè la non corrispondenza tra le competenze richieste e i profili offerti. Da qualche tempo a questa parte, sembra prevalere la rassegnazione, almeno per una serie di ruoli. “Non c’è competenza, non c’è esperienza? Ci pensiamo noi”, sembra essere l’atteggiamento in molti casi delle imprese, che a loro volta denunciano difficoltà di reperimento personale, tanto più se qualificato, nel 50-70% dei casi. Così, in una provincia dove ci sono quasi 400 ufficialmente occupati, ma di questi, circa 100 mila al giorno, uno su quattro, girano il volante dell’auto o prendono l treno verso le province limitrofe (in sostanza Milano e la sua cintura) o il Canton Ticino, e il tasso di disoccupazione non super il 4% (lo stesso del Canton Ticino) contro il 6% nazionale, viene da domandarsi quanto siamo una provincia dormitorio, peraltro in un quadro ove anche la cintura milanese manifesta tensioni al rialzo sul costo degli alloggi.

 È dunque una soddisfazione vedere un’iniziativa come il programma “vieni a vivere a Varese”, lanciato dalla Camera di Commercio che stanzia 300 mila euro in tre anni, che con annessi e connessi arrivano a 600 mila per un’idea: attirare residenti che vogliono venire ad abitare e lavorare qui. Condizioni principali per beneficiare di un bonis di 2000 euro per tre anni (“una quattordicesima in più” ha chiosato il presidente dalla camera di commercio Mauro Vitiello): venire da fuori provincia, avere tra i 18 e i 40 anni, essere assunti da un’azienda del settore privato del territorio  (quindi no sanità o istruzione pubbliche: il pubblico non paga i contributi di iscrizione alla Camera di commercio con cui si finanzia l’iniziativa), non più di cinque beneficiari per azienda, acquisire la residenza in un comune della provincia,  spendere il voucher presso operatori locali (e i punti locali della grande distribuzione sono considerati tali). Èinoltre chiesto un Isee inferiore ai 40 mila euro, che quindi costituisce un ulteriore filtro

Attrazione di turismo (cercando di evitare gli effetti dell’overtourism lariano che stanno penalizzando anche i residenti), di investimenti, e quindi di manodopera sono le priorità che muovo la Camera di Commercio, ha spiegato ancora Vitiello, mentre il segretario camerale Mauro Temperelli spiega come i numeri del calo demografico siano impietosi soprattutto in provincia –  ancor più severi che a livello nazionale – e quindi richiedano misure shock, come questo programma che ha generato interesse e curiosità anche in altre province, nonché delle Tv nazionali. Ultima tessera di questa tela, l’accordo con le associazioni dell’intermediazione immobiliare i cui associati non solo aiuteranno i nuovi arrivati a trovare alloggio ma offriranno tariffe particolarmente calmierate per i loro servizi, come hanno spiegato il presidente provinciale di ANAMA Bernardo Bianchessi, quello di FIMAA Dino Ortiz, quello di FIAP Riccardo Ortiz.

Iniziativa coraggiosa dunque, anche se il concreto “rischio” che anche le province concorrenti reagiscano in modo simile, creando così l’”effetto stadio”, con il quale tutti gli spettatori si alzano in piedi per vedere meglio con il risultato che si ritrovino tutti quanti nelle stesse condizioni.
Il bando è stato aperto proprio in questi giorni. Le richieste di informazione sono già state numerose, anche se con 300/600 mila euro in tre anni non si può puntare ai grandi numeri. Val la pena ricordare che 2000 euro sono il premio annuale ricevuto nel 2024 non da grandi gruppi industriali e marchi blasonati, ma da Poste Italiane: insomma una cifra apprezzabile ma non risolutiva.  Soprattutto c’è da chiedersi perché in una situazione di tensione del mercato del lavoro, il pubblico debba coprire, in una provincia sulla carta “ricca”, la debolezza retributiva del privato. Confindustria Varese stima tradizionalmente questa provincia al 9-10° posto per retribuzioni in Italia. Sembra in valore favorevole, ma la concorrenza di Milano e soprattutto della Svizzera sembrano dire il contrario.

L’ente di Piazza Monte Grappa ne è consapevole: “Volevamo smuovere le acque, sensibilizzare le aziende sul tema retributivo, tracciare una strada che potrebbe essere rilanciata anche da altri enti locali, perché il problema dell’”inverno demografico” colpisce tutti” dice Vitiello. “Ci rendiamo conto che l’attrattività di un territorio dipende da una somma di fattori, compresa anche la qualità dei servizi e dei collegamenti, e quindi di una pluralità di servizi. Tra i nostri obiettivi c’è non solo di attirare soprattutto nuove famiglie, ma anche dare migliori prospettive a chi viene da noi a studiare e potrebbe anche restarci e coltivare un’aspettativa di vita”. La speranza è che l’esempio possa essere contagioso e che possa nascere una riflessione.