
A Varese, tra via Como e via Morosini, una zona da tempo segnata da degrado urbano sta vivendo una trasformazione concreta grazie all’impegno diretto dei giovani. L’iniziativa nasce dal progetto Switch, che ha coinvolto studenti delle scuole superiori in laboratori creativi, con l’obiettivo di restituire cura e bellezza a un’area dimenticata.
A guidare il cambiamento è stata l’arte urbana: una quindicina di ragazzi ha partecipato a corsi e incontri, progettando e realizzando murales e decorazioni astratte sulle pareti tra via Como e via Morosini. L’iniziativa, sostenuta da associazioni locali e dal Comune, ha permesso di trasformare un luogo segnato da scritte vandaliche in uno spazio colorato e partecipato. L’arte, in questo contesto, è diventata uno strumento di riappropriazione del territorio, ma anche un linguaggio attraverso cui esprimere appartenenza e responsabilità.
Oggi, l’esperienza si è ampliata: in via Como ha aperto uno spazio Informagiovani di 1.200 metri quadri, con aule studio, sale eventi, coworking e aree dedicate alla formazione. Attivo dal lunedì al venerdì, il centro offre ai giovani un punto di riferimento stabile, in cui studiare, proporre idee e costruire relazioni. La struttura è pensata come una “scatola da riempire”, pronta ad accogliere progetti e iniziative nate dal basso, stimolando la partecipazione attiva delle nuove generazioni.
Nonostante i risultati positivi, manca però un elemento fondamentale per dare continuità a questa esperienza: il feedback diretto dei giovani. Serve ascoltare la loro voce, capire come vivono lo spazio, cosa funziona e cosa potrebbe essere migliorato. Solo attraverso un dialogo reale con chi frequenta questi luoghi sarà possibile renderli davvero vivi, inclusivi, rispondenti ai bisogni reali.
Perché l’esperienza di via Como abbia un impatto duraturo, sono necessari tre fattori chiave: uno spazio condiviso, come quello oggi finalmente disponibile; il supporto di adulti motivati, capaci di guidare senza imporsi; e la valorizzazione del protagonismo giovanile, affinché i ragazzi non siano semplici destinatari ma veri attori del cambiamento.
Via Como dimostra che i giovani, se messi nelle condizioni giuste, possono prendersi cura del territorio, portare bellezza e offrire visioni nuove. Ma questo richiede fiducia, continuità e un ascolto costante. Il vero antidoto al degrado non è solo nel colore dei muri, ma nella relazione che si crea tra spazio, persone e comunità.
Ora la sfida è non fermarsi. Ascoltare i giovani, raccogliere le loro idee, coinvolgerli nei processi decisionali sarà il passo decisivo per rendere via Como non solo un luogo rigenerato, ma un modello di partecipazione urbana e civica.