Il racconto

IL GALLO CONGELATO

MAURO DELLA PORTA RAFFO - 19/12/2025

Un carretto sulle acque gelate del lago di Varese

Anni che passo l’inverno a smentire che, come tutti, mass media in primo piano, dicono, faccia freddo.
Per carità.
Anni a ricordare di quando, calzoni corti e calze di lana lunghe, andavo alle scuole medie e il termometro che si collocava sulla colonna in centro che riportava gli orari degli autobus, alle sette e mezza del mattino, segnava dodici/tredici gradi sotto zero per giorni e giorni e i nostri laghi, quello di Varese in specie che non è certamente piccolo, ghiacciavano al punto che i contadini li attraversavano con carri carichi trainati dai buoi…
Lamento ieri con Roberta questa cancellazione del freddo, quello vero, dalla memoria.
Ha Roberta una quindicina d’anni poco più meno dei miei oltre ottanta ma concorda e, nipote di contadini, gente benedetta, rammenta tempi successivi ancora, come si deve freddi, gelati per fortuna.
Quando verso Natale la Nonna prendeva il gallo appena reso cappone dal consorte e, come qualche gallina nonché un paio di conigli dopo, incurante dello strepito, lo uccideva infilandogli una forchetta nelle orecchie e torcendogliela poi dentro.
Tagliava all’animale la lingua.
Lasciava che si svuotasse del sangue.
Lo appendeva zampe in su in soffitta dove in pochissime battute si trasformava in un pezzo di duro ghiaccio.
Allora, quando i galli, le galline, i conigli, esposti al freddo non lamentato ma reale, congelavano era davvero Inverno.