Pennsylvania Avenue

LASSÙ QUALCUNO CI CHIAMA

FRANCO FERRARO - 19/12/2025

Trump non ce l’ha fatta: sperava di essere, per la terza volta, sulla copertina del Time come Persona dell’anno. Ma può consolarsi: non è stato battuto (lui non accetta mai di essere battuto, ndr) da un leader politico, un Premio Nobel per la Scienza, un Premio Oscar per il cinema. Per la prima volta nella sua storia, Time ha scelto non il singolo, ma la più attuale, potente, imprevedibile (parere personale) leva rivoluzionaria: l’intelligenza artificiale. A rappresentarla, gli architetti dell’Ai. I magnifici otto: Mark Zuckerberg, Lisa Su, Elon Musk, Jensen Huang, Sam Altman, Demis Hassabis, Dario Amodei e Fei-Fei Li. La copertina li ritrae su una trave sospesa nel vuoto, una copertina riconducibile senza fatica alla celebre fotografia “Lunch atop a skyscraper” del 1932. Ma con qualche differenza: nell’originale erano ritratti undici operai edili mentre consumano il loro pranzo, seduti su una trave d’acciaio a circa 260 metri d’altezza durante la costruzione dell’RCA Building, una parte del Rockefeller Center, a New York.

Oggi sono i boss dell’industria che sta riscrivendo le regole del potere globale. I giganti di un mondo che rischia di superarci, lasciandoci indietro, come gregari di poco conto. Tanto ci sono le macchine. E una montagna di soldi di cui non si vede la cima. Alcuni dati: i colossi del settore tech prevedono di investire 300 miliardi di dollari nei prossimi tre mesi, e il conto delle infrastrutture necessarie potrebbe superare i 3.000 miliardi nei prossimi tre anni. Senza dimenticare che una decina di società del mondo big tech valgono oltre il 30% dell’intero listino Standard&Poor’s 500. La fotografia del 1932, siamo in piena Grande Depressione, al contrario affascina per la straordinaria bellezza dello scatto, ma anche perché quegli operai rappresentano l’espressione di quel proletariato che ha costruito decine e decine di palazzi in una Grande Mela che sperava di ripartire dopo aver rischiato lo sprofondo. E simbolo di uno spirito di squadra che aveva rischiato di sparire in quegli anni terribili, di stenti, fame e dolore.

Un ultimo dettaglio: secondo la maggior parte degli storici quegli operai erano immigrati salpati dai porti di tutta Europa e che il settore edilizio non faticava ad assorbire. Lavoravano in condizioni precarie (un eufemismo, è chiaro) e rischiavano ogni giorno la vita. Gli architetti dell’Ai sulla copertina di Time rischiano altro: rischiano di essere le vittime dello scoppio della bolla finanziaria dell’Intelligenza Artificiale, una bolla simile a quella delle dot-com che segnò profondamente l’inizio degli Anni 2000. A preoccupare è il debito pubblico americano, che sale con passo svelto: alcuni analisti prevedono possa toccare nel giro di una manciata di anni il 140% del Pil. Un fenomeno accentuato dalle recenti manovre fiscali dell’amministrazione Trump. In questo momento l’inflazione spinge forte, i consumi sono inequivocabilmente rallentati, quelli reali, di gente in carne e ossa. E il fronte occupazionale non brilla. Il mercato del lavoro è in fase di deterioramento. Non è ovviamente tutta colpa di Trump. Anche se vale la pena ricordare che il tycoon in campagna elettorale aveva promesso di rilanciare l’occupazione, a partire dal settore manifatturiero e assicurando che, attraverso i dazi, avrebbe protetto i produttori domestici, under pressure per la concorrenza cinese. Risultati non pervenuti. Chissà che direbbero, oggi, gli undici operai sull’Rca Building. O meglio, per chi voterebbero.