Garibalderie

NUOVA BANDIERA

ROBERTO GERVASINI - 19/12/2025

La Cucina italiana è stata inclusa nella Lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco. Come non pensare all’immaterialità di un risottino ai funghi, alle orecchiette alle cime di rapa, alla pizza? Subito il mondo politico, che a tavola è maestro, mette il cappello su di un tema che lo riguarda da vicino e si legge ciò che scrive un Ministro della Repubblica: “…siamo i primi al mondo ad ottenere questo riconoscimento che onora quello che siamo e la nostra identità. Perché per noi la cucina non è solo cibo o un insieme di ricette. È molto di più: è cultura, tradizione, lavoro, ricchezza”.

Leggi con attenzione e apprezzi anche la creatività della punteggiatura dello scritto del Ministro e la tua mente golosa subito mette in tavola una ricca macedonia di frutta, immateriale, senza zuccheri aggiunti, “ma anche” una torta Sbrisolona, mantovana, ricca di grassi saturi. Cambiando l’ordine dei valori il prodotto non cambia e quindi, in un Paese primo in Europa per ignoranti di ritorno (74%), degnamente rappresentati dalla classe politica che ci ha governato, il valore Cultura starebbe in fondo mentre Tradizione (millenaria), Lavoro (sottopagato), Ricchezza (?) avrebbero la precedenza.

Il mondo politico, se alzasse gli occhi dal piatto dove, impugnando la forchetta con vigore, divora la santa pasta quotidiana, potrebbe cogliere un’occasione unica grazie a questo premio al Patrimonio culinario per riscaldare la passione civile e politica del popolo degli ignavi e metter mano finalmente a qualche significativo e democratico ritocco alla nostra Costituzione. Se la piaga che affligge la politica italiana e siciliana non è il traffico ma l’assenteismo alle urne, una proposta di legge per metter mano all’art.12 della Costituzione potrebbe invertire la rotta e con un Referendum riportare i cittadini alle urne.

L’art. 12 della nostra Costituzione tratta del Tricolore. Il verde ricorda il pesto, la Liguria e la Massoneria perché tre grandi liguri fecero l’Unità d’Italia: Garibaldi, Bixio, Mazzini. Il bianco ricorda il latte e le caciotte, le tome, il parmigiano, il mascarpone, il gelato; il rosso è un omaggio alla “pommarola” e a Napoli, alla pizza, che ha invaso il pianeta più della marijuana (…ma una pizza alla Cannabis, alternativa alla Margherita e alle Melanzane?). Necessita conoscere la propria Storia, quella del Paese che abitiamo e quindi come ignorare la seppur breve storia del nostro Tricolore che nasce a Bologna e non a Reggio nel 1794? Garibaldi in Sicilia nel 1860 fece scrivere nel quadro bianco del Tricolore “Roma o morte”.

Per lungo tempo nel campo bianco troneggiò lo stemma dei Savoia. Fatta la Repubblica fu Leo Longanesi a proporre inutilmente di scrivere nel riquadro bianco del Tricolore “TENGO FAMIGLIA” che è il motto di un familismo italico furbesco e corrotto già dilagato allora.

Oggi l’occasione per riportare i cittadini alle urne modificando l’art. 12 della Costituzione è unica. Venga quindi chiamato il popolo culinario e non, per decidere quale piatto della cucina italiana premiata UNESCO, quale prodotto eccellente del nostro patrimonio agroalimentare, vada piazzato al centro del Tricolore. Si dia al poppolo sovrano la possibilità di decidere: quale piatto o prodotto ci rappresenta tutti e meglio? Ciascuna delle 19 Regioni più la Lunezia, scelgano un piatto ed un prodotto tipico loro. La scheda del Referendum porterebbe quindi un elenco di 20 piatti abbinati a 20 prodotti tipici regionali. L’Italia dei campanili, dei guelfi e dei ghibellini, degli interisti e dei romanisti, dei cacciatori e degli sanimalisti, dei ciclisti e degli automobilisti, si scatenerebbe.

Immaginiamo scontri tra tifosi lombardi e calabresi, armati i lombardi di mazze a forma di salami di Varzi contro calabresi armati di salami piccanti col peperoncino: animerebbero il dibattito politico, scalderebbero gli animi, riavvicinando la gente alla politica che tornerebbe alle urne, privata delle armi ( i salami, le caciotte…). I primi sondaggi darebbero in grande vantaggio la pizza ma in Italia ci sarebbe poi una feroce lotta politica in Parlamento su quale tipo di pizza stampare al centro del Tricolore: Vegana? Vegetariana? Ariana? Iperproteica? Senza glutine?

Oddio, è bene saperlo: una bella caciotta al centro del Tricolore non creerebbe alcuno scontro politico, perché bianca, morbida al tatto e quindi malleabile, rotonda come una palla e che ricorda il calcio, il basket, la pallavolo, il tennis che sono gli altri beni immateriali, come i seni e i glutei, irrinunciabili in questo nostro incredibile Paese. Se l’obiettivo è portare la gente ai seggi, senza dibattito democratico e qualche scontro coi salami l’obiettivo è irraggiungibile. W l’Italia