Attualità

PASTORE DELLA MERAVIGLIA

FRANCESCO BORRI - 19/12/2025

Un pastore semplice, spaesato, meravigliato. Una figura umile eppure centrale nell’iconografia del presepe – in particolare in quello napoletano – che incarna l’uomo nel suo essere nudo davanti al mistero, alla grazia divina. Le mani alzate, lo sguardo rivolto alla luce della grotta, il passo incerto che si arresta davanti all’inatteso: non porta doni, ma si lascia travolgere dalla bellezza, ed è proprio in questo lasciarsi intercettare dallo stupore che risiede la sua grandezza.

È il profondo significato cui hanno voluto dare corpo e voce, nella rappresentazione natalizia rivolta alle famiglie, i ragazzi della scuola secondaria di primo grado di Maria Ausiliatrice di Varese., proseguendo in una tradizione che dura ormai da molto tempo.

Guidati con sensibilità dai loro docenti, dalla preside Sara Farè e dalla direttrice d’Istituto Maria Teresa Cocco, i ragazzi hanno rivolto un invito a recuperare il senso del Natale come tempo di interiorità, di silenzio fecondo, di amore che si rinnova. Messaggio su cui meditare dentro la scuola, ma anche fuori della scuola. Soprattutto fuori.

Nell’apparato scenico non sono mancati riferimenti alla tradizione popolare, come quella accennata di segno partenopeo, un ponte ideale tra il sentimento della fede e le radici culturali di un’Italia che, pur frammentata, sa ritrovarsi nelle sue simbologie più profonde.

Un invito a tutti, che di questi tempi è cosa assai preziosa, a riscoprire dunque la meraviglia non come ingenuità, ma come intelligenza del cuore. In un mondo che corre e rischia di svuotare di senso anche ciò che è sacro, è forse proprio il pastore stupito a indicarci la via per non smettere di credere, né di fare in operosa positività, né di sperare. Specialmente e assiduamente di sperare.