Politica

WOODY ALLEN È QUI

SANDRO FRIGERIO - 19/12/2025

Consiglio comunale al gran completo per la seduta fiume

Alla fine è passato. Con una seduta fiume di 5 ore e mezza, dopo l’accordo trovato il giorno prima con la riunione dei capigruppo e i ringraziamenti del sindaco Galimberti “verso la maggioranza e il senso di responsabilità di parte della minoranza” il Bilancio comunale di Varese è stato approvato giovedì notte 18 dicembre. A mettere tutt’ d’accordo, un emendamento da 60 mila euro per l’impiego di “guardi private” nella sicurezza a Varese (le forse della Polizia Locale stanno in gran parte negli uffici). Insomma una richiesta identitaria sul tema sicurezza verso il quelle tutti i gruppi si sono magicamente trovati d’accordo.

Ma anche al prezzo di una divisione nell’opposizione di centro-destra, tra Fratelli d’Italia, Forza Italia, Varese Ideale da una parte e la Lega dall’altra. Frattura però solo sui modi, perché alla fine anche il voto dei primi è stato comunque “obbligatoriamente” contrario. Divisione replicata sul tema dei ristorni dei frontalieri, uno “scippo che penalizza esclusivamente il comune di Varese, dove le forse sopra citate hanno votato con la maggioranza e la Lega si è astenuta.

Una storia unica nel suo genere e durata una decina di giorni, che val la pena raccontare.

Mancava solo l’elenco del telefono. Ovviamente da leggere per occupare il tempo. Il pensiero poteva correre al “teatro dell’assurdo” alla Eugene Ionesco o più ancora alla ironia di Woody Allen (che mezzo secolo fa diceva ’ Dio è morto, Marx è morto, e a pensarci bene anch’io oggi non mi sento molto bene”). Così, dai banchi della Lega, con l’evidente motivo di tenere bloccato il  consiglio venivano snocciolate per ore mozioni identiche sul Bilancio, tra di loro differenziate ogni volta da 100 euro. Mozioni che invitavano l’amministrazione comunale a spostare una somma non enorme (qualche decina di migliaia di euro) dal Park & Bus a non meglio identificate “politiche per gli anziani”: insomma qualcosa di così generico da piacere a tutti.

Una situazione mai verificatasi nella storia del consiglio comunale, ma che rendeva l’idea di un quadro politico deteriorato e della fibrillazione di una Lega, all’opposizione, che deve fare i conti non solo con la maggioranza di centro-sinistra che fin dal 2016 l’ha estromessa dalla sua “culla” originaria, ma anche con gli alleati di centro destra, come probabile conseguenza del mutamento drastico dei rapporti di forza negli ultimi anni.

Risultato:  a cercare di contrastare la spericolata azione leghista, condotta soprattutto dal vice-capogruppo, il giovane e battagliero Stefano Angei, era non solo, come ovvio, la maggioranza di centro-sinistra che sostiene la Giunta Galimberti, ma anche il resto del centrodestra (quindi Fratelli d’Italia, Polo della Libertà,  Varese Ideale).  Da qui la decisione di disertare il consiglio, per il quale erano previste sedute-fiume quotidiane per approvare a marce forzate il bilancio preventivo per la fine dell’anno, affrontando gli oltre 2 mila (ridotti a 1500 per ammissibilità) emendamenti leghisti. E nel “fuori-

Stefano Angei (Lega) primo a sinistra, il sindaco Davide Galimberti (Pd) , primo a destra, protagonisti del braccio di Ferro

tutti” della polemica, scappavamo anche frasi come quelle che, dai banchi leghisti, accusavano i centristi o Fratelli d’Italia di voler fare il “campo largo” col centro sinistra. Esagerazioni, ma senza dubbio i rapporti tra il sindaco Galimberti si sono nel frattempo infittiti, all’insegna di un neo costituito “Arco Istituzionale”.

Manovre e scontri che tuttavia non sono caduti dal cielo. E sono apparsi accuratamente programmati, ancorché non concordati con il resto   dell’opposizione,  spiazzata dall’iniziativa dei “duri e puri” della Lega (l’assenza di Matteo Bianchi nelle sedute iniziali non era passata inosservata e aveva fatto parlare dell’ex parlamentare come di un possibile mediatore, anche se l’incendiario-pompiere appariva una ipotesi azzardata).

Ma andiamo con ordine: in primo luogo i rapporti tra la maggioranza di centro sinistra e l’opposizione di centro-destra non sono mai stati idilliaci con l’opposizione che ha sovente lamentato la scarsa considerazione delle sue proposte e un’amministrazione che, imbottita di assessori “tecnici di area” sembrava tirare diritto. Conseguenza anche di una legge elettorale per i comuni che, al di là di molte frasi fatte (“si sa prima chi è il candidato sindaco”, “dà stabilità e chiarezza alle maggioranza”) in realtà relega i consigli comunali a un ruolo marginale rispetto alle Giunte.

Nell’ultimo anno le azioni di “guerriglia” della Lega, soprattutto attraverso lo stesso Angei, si sono sommate alle manifestazioni di scontento verso una gestione considerata “dirigistica” dagli altri alleati dell’opposizione (Giordano, Boldetti, Formato in primis). Lo si era notato col fiume di mozioni di Stefano Angei che per lo più avevano come bersaglio il sindaco e soprattutto l’assessore ai lavori pubblici e rigenerazione Andrea Civati o con le polemiche su Largo Flaiano, e poi sulla ex caserma (un anno fa doveva essere uffici, oggi Università). Lo stringere dei nodi su questioni come PGT (Piano del Territorio) e bilancio poteva lasciare prevedibilmente spazio al redde rationem. Per la Lega il refrain è la sicurezza (o “controllo del territorio”), settore dove pure le competenze dei comuni sono non escluse ma limitate:  un mantra a livello nazionale, che si ripete anche in altri comuni della provincia.

C’è però anche una sorta di “sgomitare” dentro il centro destra, con Luca Boldetti (Forza Italia) e Salvatore Giordano (FdI, un passato di assessore nella Giunta Fontana) indicati nel ruolo di “

Bison, Parravicini, Angei, tre volti della Lega

pontieri”, anche se più volte hanno accusato la maggioranza di “scarsa volontà di confronto”. Qui l’attrito non dichiarato  è ancor più delicato, perché si tratta anche di decidere chi sarà il candidato sindaco nel 2027, a meno che ci si metta d’accordo su un civico d’area, come potrebbe essere Luca Marsico, avvocato socio dello studio legale con Attilio Fontana.

Dal 2021, i consensi della Lega sono crollati, ma se FdI alle europee del 2024 raccoglieva col 28%  due volte e mezzo più consensi della Lega (11,7%) , i rapporti si invertono contando i consiglieri. L’ex sindaco Attilio Fontana, oggi governatore lombardo, fin dalla primavera 2024 rivendica un candidato del suo gruppo e il parziale successo leghista (ma c’era Zaia…) alle elezioni in Veneto, sembra dare delle carte in più.  La concorrenza Lega – FdI è insomma palpabile. Dipenderà allora dalle spartizioni regionali e quelle dei grandi centri (Milano inclusa)? Sembra un gioco del domino complesso. Intanto, a dispetto dei propositi, anche il 2025 ormai è passato senza che dagli schieramenti escano nomi. Nel centro-destra si era tra l’altro parlato di Matteo Bianchi e di Raffaele Cattaneo, ma tra schermaglie, dinieghi e pre-tattiche domina per ora l’incertezza, e il centrosinistra non è meglio posizionato. Anche perché fare il sindaco non è nemmeno il mestiere più appagante e comodo.