Partirà nella prima settimana di marzo una nuova offerta del Tesoro verso i risparmiatori. Dal 2 al 6 sarà infatti possibile sottoscrivere, a partire da mille euro, una nuova emissione dei BTp (Buoni del Tesoro poliennali) con scadenza a sei anni e cedole trimestrali crescenti nel tempo, con piccoli rialzi ogni due anni e un premio finale extra dello 0,8%.
L’emissione è riservata ai risparmiatori e presenta le tradizionali caratteristiche: capitale garantito dallo Stato a scadenza, tassazione agevolata, come per tutti i buoni del Tesoro, al 12,5% su cedole e premio finale extra, esenzione dalle imposte di successione, esclusione dalla determinazione del valore dell’ISEE, nel limite complessivo di 50mila euro, nessuna commissione durante i giorni di emissione.
Il Btp Valore si potrà sottoscrivere on line in banca o presso l’ufficio postale, dove se non lo si ha ancora, sarà tuttavia necessario aprire un conto titoli. Questi BTp, come tutte gli altri strumenti finanziari, esisteranno comunque solo in forma virtuale e potranno, essere comprati e venduti in Borsa senza problemi ad un prezzo che tuttavia potrà variare in relazione all’andamento dei tassi di interesse. Il rendimento di questo BTp sarà reso noto solo alla vigilia del collocamento e comunque non potrà che essere allineato a quelli già emessi negli anni scorsi
Tutto bene quindi? Il Tesoro conta con questa emissione di raccogliere almeno 10 miliardi dal risparmio delle famiglie con una doppia finalità: allungare la scadenza del debito pubblico e rendere più stabile l’investimento in titoli di Stato. Due obiettivi che hanno il loro punto di forza nel rendimento crescente e nel premio finale che dovrebbero spingere i risparmiatori a tenere i titoli in portafoglio fino alla scadenza.
L’attrattività è soprattutto per chi conta di minimizzare i rischi del proprio investimento finanziario. Le alternative tuttavia non mancano. Sono molto diffusi i buoni fruttiferi delle Poste che hanno un valore garantito: possono essere restituiti allo stesso prezzo di acquisto perdendo tuttavia il frutto degli interessi. Tuttavia gli interessi “postali” sono quasi la metà di quelli garantiti dai btp. Basti pensare che un Btp a quattro anni presenta gli stessi vantaggi fiscali, ma rende quasi il doppio al netto delle tasse. Immaginando di aver investito 10mila euro il confronto è, a fine corsa, 10.500 euro del buono fruttifero contro 10.916 euro offerti dal Btp.
La nuova emissione del Tesoro ha quindi molti vantaggi e quindi ha la possibilità di attirare almeno una piccola parte dei 1300 miliardi che le famiglie italiane tengono fermi sui conti correnti senza interessi, miliardi il cui potere d’acquisto viene ogni giorno eroso dall’inflazione.
Concretamente la nuova emissione appare adatta sia per chi ha un risparmio limitato (diciamo attorno ai diecimila euro), sia per chi ha maggiori possibilità finanziarie e giustamente vuole diversificare i propri investimenti.
Diversificare è una regola aurea. Il saggio dice di non mettere mai tutte le uova nello stesso paniere. Ci sono strumenti finanziari, come le azioni, che hanno un maggior rischio, ma potenzialmente capaci di realizzare buoni guadagni (e anche significative perdite). Ci sono i fondi di investimento delle diverse banche, fondi che diversificano i rischi, ma su cui pesano le commissioni di ingresso e di gestione. Ci sono i titoli di Stato, sicuri e capaci con i loro interessi di compensare l’andamento dell’inflazione.
Un buon banchiere o un buon consulente finanziario possono certamente dare i consigli giusti sulla base delle esigenze di ciascuno: senza dimenticare tuttavia che oltre che alla soddisfazione del cliente puntano anche ai loro interessi.