Una pozzanghera, anche la più torbida, può riflettere il cielo. E si fa accarezzare dal sole per poterci tornare presto, nonostante sia figlia di quelle nuvole grigie che lo chiudono. Per qualcuno, invece, è solo acqua sporca che evapora. La variabile sta nel se e quanto si considera il cielo. Se il cielo non ce l’ho, se non cerco un oltre che si riflette in me, agitare l’acqua intorpidendola serve a farla sembrare più profonda.
Quante donne e uomini ‘pozzanghera’ si spacciano per ‘mare’! Tutto sta a come si valutano le cose… C’è chi ama a stadera: io di più – tu meno; prima più – dopo meno. C’è chi accoglie ma “il giusto”, misurandoti al millimetro… C’è chi tiene per sé o tiene più a sé e non è capace di perdere…
Gesù ribalta tutto: perdere la vita per noi è morire e morire male tragicamente (es. un incidente) o comunque vivere da morti: ha perso l’entusiasmo, la voglia, l’equilibrio, il sorriso, ha perso l’energia, la salute, ha perso tutto, la faccia, il ben dell’intelletto, i sensi. Così è quando tutto perde valore e annega in un bicchier d’acqua.
Perdere la vita è anche buttar via occasioni: perdere tempo, perdere il treno giusto, perdere l’attimo opportuno, perdere la vista o l’udito, perdere il filo, perdere colpi, perdere il capitale, perdere la confidenza, perdere la fiducia, perdere l’orientamento, perdere la pazienza…lasciamo perdere! Perdere la vita è un pericolo: a noi non piace mai sentirci perdenti. Stai attento a non perderti, ma soprattutto stai attento a non perderci! A meno che tu non abbia più nulla da perdere…
Come però in una pozzanghera ciò che si riflette viene capovolto così Gesù ribalta il concetto: perdere la vita è guadagnarla. È possibile? Sì, ma solo se è sinonimo di amore e realizzazione. Se ci pensiamo bene è davvero così quando ci si innamora.
Perdi la vita: tu ti giochi la tua e lei/lui riempie te. Perdi la testa (però la si deve perdere in due, altrimenti è una ghigliottina); perdi le tue priorità (qualcuno dice che il matrimonio è affrontare insieme i problemi, che prima da solo non avevi); impari a saper perdere, ad ammettere sbagli e chiedere scusa, perdi il tuo punto di vista come unico metro di giudizio. E non resti impoverito, anzi: impreziosito.
Al Vittoriale di Gabriele D’Annunzio c’è il motto: “io ho quel che ho donato”. Gesù va oltre: “io sono quel che ho donato”. Lo stile di Dio è perdere la vita per donarla e ritrovarsela piena come parto di vita nuova, per venire alla luce; come trapianto di cuore, come nuova possibilità, nuova vita; come trasfusione che risana, dona forza e salva. Così fa Dio, così fa chi ama, così sia per tutti noi.