
Il viaggio di papa Leone negli Stati Uniti è durato lo spazio di qualche ora. Giusto il tempo intercorso tra l’uscita del Corriere che annunciava come “probabile” la meta americana e il comunicato inequivocabile del compassato direttore della Sala stampa vaticana, Matteo Bruni, che smentiva tutto. Niente discorso all’Onu, nessun incontro con Trump, da escludere una visita in Messico. Per quest’anno non è previsto alcun viaggio del papa nella “sua” America. Media, dunque, ancora una volta spiazzati da un pontefice la cui elezione era già stata un fatto sorprendente. E che vaticanisti e commentatori tentano invano di “ingabbiare” in categorie politiche o correnti ecclesiali.
A nove mesi dalla fumata bianca Prevost rimane per molti aspetti una personalità da scoprire, un pastore che sembra continuamente invitarci a immedesimarci nelle ragioni delle sue parole e della sua azione. Atteggiamento che, trattandosi del successore di Pietro, dovrebbe essere la regola: il Papa, per un cristiano, è figura autorevole, il riferimento per un tratto di cammino della vita. Assolutamente diversa, per non dire contraria, è invece la logica della maggior parte dei media. Che tende a presentarci il papa, ogni papa, come “costruito su misura” del politically correct, una sorta di “certificatore” di determinate convinzioni culturali o addirittura politiche, i cui interventi vengono spesso non a caso sezionati e diffusi a pezzetti. Un papa, insomma, che ci segue, non un papa da seguire. Da queste dinamiche Prevost pare proprio volersi tenere lontano. Lui non bada di compiacere ai media. Perciò la fedeltà alla tradizione risulta fuori dagli schemi mediatici, mentre la sua azione lascia un ampio margine all’imprevedibilità. Come nel caso del programma dei viaggi apostolici per l’anno in corso, che ancora non c’è.
Per tentare qualche anticipazione bisogna dunque affidarsi alle Conferenze episcopali di Paesi che si sono fatte avanti con inviti e progetti. In Spagna, per esempio, è già stato istituito un comitato per un probabile viaggio del papa in occasione del centenario della morte di Gaudì e dell’inaugurazione della torre di Gesù Cristo della Sagrada famiglia in calendario il 10 giugno. In Angola e in Guinea contano invece sull’interesse per l’Africa di Prevost, che già in diverse occasioni ha incontrato in passato i fedeli africani. Anche in questo caso, in previsione di un annuncio ufficiale, i vescovi hanno cominciato a mobilitarsi. Altri indizi che possono suggerirci prossime mete di papa Leone sono infine ricavabili da sue esplicite dichiarazioni. Come accadde al termine del suo primo e finora unico viaggio, avvenuto in Turchia e in Libano (27 novembre – 2 dicembre), quando manifestò l’intenzione di recarsi nell’Algeria del suo amato Sant’Agostino e dei martiri di Thiberine (i sette monaci uccisi proprio trent’anni fa) e dove vive una piccola comunità di seimila cattolici all’interno di un Paese islamico di 48 milioni di abitanti.
E l’America? Possibile che il papa non dedichi un pensierino al Continente da cui proviene? Esclusi per ora gli Stati Uniti, un viaggio probabile potrebbe riguardare il Perù, dove l’attuale pontefice ha vissuto tanti anni concludendo la sua missione come vescovo della quarta città del Paese, quella Chiclayo affacciata sul Pacifico che conserva un profondo legame affettuoso nei confronti di Prevost e che desidera tanto poterlo riabbracciare nelle sue chiese, nelle sue strade e nelle sue piazze. Magari ricordando la commovente processione in epoca Covid col crocifisso nelle strade deserte. Del resto tutti abbiamo potuto constatare la semplicità e la bellezza dell’amicizia tra Prevost e i fedeli peruviani osservando una clip che circola in rete in cui si vede il vescovo cantare durante una festa parrocchiale.