La Collezione Orsini al Museo d’Arte moderna e contemporanea di Masnago porta buone novità a Varese. Non solo una trentina di opere provenienti dalla settecentesca Villa Buttafava di Cassano Magnago, sede per anni della collezione stessa, hanno trovato la scorsa settimana collocazione, in comodato d’uso gratuito, all’interno del percorso museale. Ma si inseriscono nel più ampio discorso di un territorio, quello dell’intera provincia di Varese, ormai divenuto polo d’attrazione internazionale.
Varese, come sappiamo, è sede di Villa Menafoglio Litta Panza, la residenza un tempo privata, poi bene del Fai, che già dal 2000 aveva aperto al pubblico la collezione di arte di Giuseppe Panza, inserita nel circuito internazionale Guggenheim. Dal 2020 il capoluogo varesino ospita anche in una bella villa -questa volta dei primi del Novecento e nel cuore della città- l’ottima arte della Fondazione Marcello Morandini (2017) e di altri esponenti dell’Arte Concreta.
Ora si aggiunge al capitale morale e artistico di tanta passione e ingegno anche buona parte della collezione di Giovanni Orsini. L’inaugurazione, avvenuta nei giorni scorsi, ha dunque aperto un’altra porta e un nuovo fondamentale spazio all’interesse degli amanti dell’arte contemporanea.
Due sale sono per ora dedicate all’esposizione delle opere: importanti lavori degli anni Sessanta -Fluxus e verbovisuali- ospitati in un percorso, curato dal Conservatore di arte moderna e contemporanea Silvia Vacca, che ne rispetta l’ambiente immersivo originario. E permette la valorizzazione di diverse installazioni luminose. Tra i nomi anche quelli storici di Yoko Ono, Man Ray, John Cage, Joseph Beuys, William Xerra, Mirella Bentivoglio, del grande pittore e musicista Giuseppe Chiari, di Giuliano Mauri, delicato ‘architetto dell’ambiente’, di Enrica Borghi, magica autrice di tessuti luminescenti.
Appassionato d’arte e amico da sempre di artisti di risonanza internazionale, raffinato imprenditore tessile, Orsini, con i familiari, ha conosciuto e ospitato nella sede della storica Villa Buttafava numerosi artisti italiani e stranieri. Che nelle stanze e negli spazi esterni della dimora venivano accolti in una continuità di vita e arte, tra casa e giardino, con l’intento non solo di allacciare
nuove conoscenze e amicizie, ma anche di dedicarsi alla creazione di opere e installazioni site specific o a performance. Così come avveniva per decenni anche in quel di Biumo Superiore, nei suggestivi spazi di Villa Panza. Basti ricordare le installazioni luminose di Dan Flavin che lavorò nelle sale e nei corridoi della dimora.
Orsini è ancora oggi Presidente del Premio Gallarate, di cui fu tra i sostenitori. Amico di Silvio Zanella, e presente alle vicende museali della Gam di Gallarate, attuale Ma*ga, del quale è stato a sua volta tra i fautori, conserva intatto l’entusiasmo e l’amore per l’arte.
La scelta di onorare il museo varesino con le opere che ha visto nascere e crescere significa affezione e attenzione al territorio del capoluogo e al museo. Che già ospita importanti lavori di Guttuso (ultimo la Danae da Gustav Klimt), Bai, Fontana, Veronesi e Vittore Frattini, grandi protagonisti della storia dell’arte locale. Ma è anche dare la giusta visibilità nel capoluogo a opere forse ancora poco conosciute e tuttavia frutto di mani e menti che nell’arte si sono distinti e, in parte continuano a distinguersi, tra gli artisti alla ribalta dell’arte contemporanea.
Oggi Orsini consegna il risultato di una vita da amico dell’arte a un museo che a sua volta sta cercando di darsi sempre nuova linfa: anche con artisti di valenza internazionale. Che col territorio hanno però intrattenuto legami di amicizia, di condivisione di idee, di progetti, di lavoro, di studi del passato e di speranze. È certo il momento giusto per aprire ulteriormente le pur severe stanze di antiche sale. Anche il grande parco del Castello accoglierà altre opere della collezione Orsini che per anni hanno vissuto a Villa Buttafava. Questo è nei disegni dell’assessore Laforgia che crede fermamente in un rilancio del Castello. La cui fruibilità, interni ed esterni, si presta a sempre nuovi e innovativi dialoghi museali.