Apologie Paradossali

VOGLIAMO GIUSTIZIA. SPORTIVA

COSTANTE PORTATADINO - 20/02/2026

(C) È scoppiata improvvisamente in modo bipartisan un’esigenza di giustizia.

(S) Non mi pare proprio. Gli ultimi sondaggi danno una partecipazione al referendum inferiore al 50%.

(C) Ma lo so! È della giustizia sportiva, calcistica, che parlo. L’unica che interessa veramente le masse, senza distinzione di destra e sinistra. Il caso La Penna-Bastoni-Kalulu sì che ha rovesciato le contrapposizioni tradizionali inter-juventine, fino a richiedere giudizio unanime, immediata correzione del protocollo, scuse personali da gentiluomo e punizione del giudice fallace, benché onesto.

(O) Una delle stranezze italiane è che voi tifosi siete più interessati alla giustizia sportiva che a quella ordinaria e ne discutete in continuazione. La qualità della giustizia penale non vi interessa, anzi, godete delle spettacolari revisioni dei processi di durata decennale.

 (S) Effettivamente la sportiva dà una migliore prova di efficienza: decide il mercoledì sui fatti della domenica, i ricorsi sono rarissimi, quando il “giudice di campo” sbaglia, in buona fede naturalmente, viene fatto “riposare” affinché si riprenda e se persiste nell’errore non fa carriera.

(C) Non mi aspetto perfezione morale in nessun ambito umano, ma dove sono in gioco interessi, sia morali sia materiali, a maggior ragione rispetto ad ambiti più leggeri, è necessario  che la struttura giuridica sia costituita in modo tale da assicurare competenza e imparzialità da parte del giudice. E ormai, per quanto sia giusto invocare correttezza personale e fair-play in campo sportivo, ci si rende conti che ci sono sport che muovono anche grossi interessi economici e giustificano l’applicazione di mezzi tecnici anche costosi. Ma poi incontriamo sempre il limite umano e su questo è più difficile lavorare. Bisogna fissare delle regole, che non sempre si adattano perfettamente a tutti i casi.

(O) La giustizia sportiva commette un errore di principio, proprio perché imita quella togata: la famosa VAR, concepita come un aiuto per l’arbitro, finisce per creare nel “varista” un giudice d’appello sovraordinato a quello del campo. Dovrebbe invece restare un MEZZO D’INDAGINE, un aiuto per vedere e valutare, a disposizione dell’arbitro stesso che non dovrebbe essere solamente “richiamato in caso di evidente e grave errore” ma dovrebbe poter decidere autonomamente, in caso di dubbio, di richiederne l’aiuto. Ora parlano di applicare dai prossimi campionati mondiali il ‘protocollo’ di richiamo anche nel caso di secondo cartellino giallo dubbioso.

(S)Ma non ricadiamo anche qui nel rimando inutile, per una questione minima e che troverebbe tutti d’accordo?

(O) La ragione è che le regole sportive hanno valore in tutto il mondo, (magari fosse così per tutto il diritto), perciò l’adozione di una nuova regola avviene in occasioni speciali. Ma il diritto sportivo ha un vantaggio paradossale: le sue regole sono convenzionali; quindi, si adattano e si cambiano a seconda delle esigenze e una volta adottate devono essere applicate senza bisogno d’interpretazione e tuttavia, siccome tende a regolarsi sul semplice buon senso, conserva una memoria di ciò che chiamavamo diritto naturale. Lo sport riesce ancora a far vincere il migliore, le Olimpiadi qualche buon esempio ce l’hanno dato.

(S) Quindi potremmo cercare di portare in politica se non un perfetto, utopistico, spirito olimpico, almeno un decoroso confronto informato che induca il popolo italiano ad esprimersi efficacemente per il referendum sulle carriere separate dei giudici e magari rendere più efficiente il sistema/giustizia??

(C) Lasciatemi premettere, con la mia poca e remota esperienza politica che se fossi stato al governo mi sarei ben guardato dal proporre riforme costituzionali da sottoporre a referendum confermativo, in un clima di antipolitica come quello attuale, ma ora che siamo in ballo, a noi cittadini conviene assumerci una precisa responsabilità, senza delegarla ai partiti, farci un’idea chiara e distinta di cosa comporta la separazione delle carriere e dei rispettivi organi di governo, magari a partire da una conoscenza dei meccanismi di condizionamento emersi dal caso “Palamara” e immaginare come dotare poi la magistratura, con una più ampia riforma, delle regole giuridiche e dei mezzi operativi migliori per dare a tutti e non solo ai tifosi di calcio quella giustizia competente e sollecita che tutti meritiamo.

(C) Costante  (S)Sebastiano Conformi  (O)Onirio Desti