
Sbarchiamo al referendum nel peggior modo. Propagandismo rusticano invece di pacata riflessione. Avanti alé azzittitevi e Costituzione change: sette articoli, mica uno scherzo. Significa volgere una riforma (un granello di riforma) nell’ordalia-ordalia: zero possibilità d’uscire dal disseminato, una volta entrate in azione le ruspe. Gli errori di fondo (le ruspe) sono del governo: doveva predisporre diversamente il confronto. Evitando di ravvisare nella magistratura la genesi d’ogni male repubblicano. Poi sono venuti gli errori dell’opposizione, che ha talvolta malpensato di rispondere a brigante con brigante e mezzo. Epilogo: diffusa impermeabilità-pop all’argomento.
Di separazione carrieristica fra pm e giudici, sistema d’individuazione dei consiglieri Csm (Consiglio superiore della magistratura), Alta corte disciplinare eccetera, importa nada all’elettore-tipo. O forse all’elettore tout-court. Scommessa: pochi credono a un cimento epocale, molti sceglieranno d’astenersi. Ciò che non toglie validità alla consultazione -mancando l’obbligo del quorum– ma che toglie autorevolezza al verdetto, qualunque verdetto. Il Sì o il No risulterà dall’opinione d’un quarto degl’italiani, essendo probabile che meno della metà si rechi alle urne e che uno zic in più della metà di questa metà prevalga.
Riflessione A: non funziona così una democrazia credibile. 1) di tali questioni dibatte, e a lungo, il Parlamento; 2) un governo proponente tien conto di ragionevoli obiezioni/migliorie suggeritegli dalle minoranze senza trarre spunto da fatti di cronaca -che zero c’entrano con la studiata modifica legislativa- assicurandone l’irreplicabilità grazie al colpo di spugna richiesto ai cittadini; 3) i primi a usare un linguaggio cónsono all’argomento devono essere presidente del Consiglio, ministro della Giustizia, altri che d’esecutivo e maggioranza sono parte; 4) a colpi di forzate pressioni, le architravi istituzionali d’un Paese s’incrinano, e nessuno, nel tempo, è immune dagli effetti. Riflessione AA: ecco perché non funziona così una democrazia credibile.
Quando si trattano argomenti sensibili, ritenuti d’alto profilo politico e di grande impatto popolare, conta la forma assieme alla sostanza. Circa la sostanza, si può divergere; circa la forma, si deve convenire. Su di essa l’insufficienza è risultata manifesta al punto da condizionare potenzialmente il risultato. Non è (risultata-risultato) un gioco di parole: è un gioco demagogico a elevato rischio. E ne siamo tutti esposti. La vera separazione da temere è il distacco della nazione da sé stessa tramite l’individualismo incoraggiato dalla superficialità. L’individualismo dei rappresentati, la superficialità dei rappresentanti. Est modus in rebus, suggeriva Orazio. Se n’è preso alla lettera non il testo, ma il titolo: Satire. Ridiamoci su? Ma anche no.
Ps Quanto al citato ridiamoci su, con afflizione: il quesito referendario è nebuloso, astruso, incomprensibile a chi non sia un giurista e dunque il voto si esprimerà, in un’infinità di casi, sapendo di non sapere. Ma sapendo per chi tifare. Una partita decisa dalle curve prima che la si giochi. A proposito di come (non) funziona una democrazia credibile: riflessione AAA. Ah, ah, ah. Riso ahmaro, scriverebbe Orazio.