La storia si ripete, ma in farsa: il grande ritorno di un titolo classico della televisione italiana, “Canzonissima”, consente di fare una riflessione su un’attitudine molto italiana che è maturata negli anni: quella di sfuggire alla competizione. I fatti sono questi: alla ricerca spasmodica di un programma da proporre nei sabati di primavera prossimi venturi su RaiUno, dopo dimenticabilissimi esperimenti pescati persino sul mercato coreano (come “Il cantante mascherato”) Milly Carlucci si è decisa a tirare fuori dall’archivio il contest di canzoni più iconico della storia della televisione italiana, quella “Canzonissima” che ha fatto da colonna sonora all’Italia degli anni ‘60 e che è andata a spegnersi, con una ingloriosa edizione pomeridiana, alla metà degli anni ‘70.
La lunga epoca d’oro di quella trasmissione, condotta da gente come Dario Fo, Walter Chiari, Mina, Alberto Lupo, Peppino De Filippo (solo per citarne alcuni) è ben rappresentata dalla sigla iniziale dell’edizione del 1968, quando geometricamente disposti sul palco del Teatro delle Vittorie dal quel genio della regia TV che è stato Antonello Falqui, praticamente tutti i cantanti dell’epoca, dai più acclamati agli emergenti, da Morandi e Ranieri a Claudio Villa e Little Tony, cantavano la celebre “Zum Zum Zum” marciando a tempo di grancassa, per poi darsi battaglia con le proprie canzoni per un interminabile trimestre, che dal caldo settembre finiva con l’Epifania e l’estrazione della Lotteria Italia. Ebbene, la ritrovata edizione 2026 – dopo una gestazione difficoltosa in cui si è detto che non si trovavano cantanti disponibili a partecipare – ha dovuto subire uno smacco sostanziale allorquando uno dei nomi di punta dello scarno cast, Riccardo Cocciante, si è sentito in dovere di precisare di non essere un concorrente in gara, ma un ospite speciale.
Immediata e necessaria la replica della conduttrice in persona, che in una campagna social ha dovuto esplicitare il regolamento del programma, che prevede cast a geometria variabile, gente che canta canzoni a caso, propri successi storici, brani nuovi, brani altrui, brani altrui cantati la settimana precedente da artisti diversi… insomma, molta confusione sotto questo cielo. Il punto è che oggi nessuno vuole più piegarsi a un meccanismo di gara, come invece avveniva decenni fa, scatenando con ciò l’interesse e il tifo del pubblico. Perché è bene ricordarlo, l’italiano ama tifare, parteggiare, incitare e dileggiare l’avversario, che sia un calciatore o un gorgheggiatore.
L’unica eccezione è Sanremo, che non a caso continua a mietere negli anni un costante successo.
Non dappertutto è così: pensiamo alla recentissima Notte degli Oscar a Los Angeles. In quell’occasione, è matematica: ogni 5 persone (quasi tutti grandi divi) che si siedono sulle poltroncine del teatro, 4 se ne rialzano con le pive nel sacco. Eppure, ogni anno, ad ogni nomination sono lì, a far spettacolo del proprio scorno più frequentemente di quanto non capiti loro di celebrare un trionfo.
A noi, rimane Canzonissima con tanti ospiti speciali. Ma non diciamolo ad alta voce: la definizione di “ospiti speciali” ad alcuni artisti di casa nostra, potrebbe sembrare riduttiva!