Opinioni

IL PASSATO, IL FUTURO

CESARE CHIERICATI - 21/11/2025

La piazza-anfiteatro disegnata da Morandini nel complesso ora dismesso di via Casula

Nuova benzina sul fuoco viene da dire ascoltando gli appelli della rettrice Maria Pierro e del prorettore dell’Università dell’Insubria Umberto Piarulli che, nelle scorse settimane, hanno rivendicato spazi per l’Ateneo quando il recupero dell’edifico militare dell’ex Caserma Garibaldi sarà finalmente ultimato. “La ex caserma – ha ribadito la rettrice – una volta riqualificata rappresenterebbe la collocazione ideale per unire città e università”.

A stretto giro ha risposto, con un circostanziato no, il sindaco di Varese Davide Galimberti affiancato dai due assessori maggiormente coinvolti nel progetto: Andrea Civati (Lavori pubblici) ed Enzo Laforgia (Cultura).

No dunque a un nuovo cambiamento di rotta e a ripensamenti che, secondo il primo cittadino, metterebbero a rischio i finanziamenti destinati al completamento del Polo culturale. Dopo aver ricordato e ringraziato alla memoria Bobo Maroni per il sostegno al progetto e i finanziamenti assicurati (2014), Galimberti ha ripercorso a grandi linee la storia infinita della ex caserma. Storia ben ricostruita sulla Prealpina, nel luglio del 2019, da Rocco Cordì, ex consigliere comunale di Rifondazione comunista, e dal titolo in qualche modo profetico: “Caserma: vietato perdere tempo”.

Un intervento che fa capire quanto la politica locale dell’epoca abbia coltivato chimere rivelatesi tali quando Comune e Insubria furono vicini a un’intesa che avrebbe dovuto sancire la connessione definitiva tra il Collegio Sant’ Ambrogio, dove già operava l’ateneo, e la Garibaldi. Non se ne fece nulla. Si aprì invece un contenzioso legale tra i due enti relativo all’ipotizzata collaborazione. Nel 2002 il Comune uscì sconfitto dalla controversia e fu costretto a pagare una sostanziosa penale all’Insubria.

Due anni più tardi la maggioranza, guidata da Attilio Fontana, acquistò dallo Stato il vecchio immobile sborsando ben 2,4 milioni di euro. Era il già ricordato 2014. Da quel momento prese corpo una sarabanda cittadina di proposte, sogni e utopie complice un affrettato masterplan, condiviso da quasi tutte le forze politiche. Prevedeva:

  1. il trasferimento della Biblioteca civica nella caserma gravata poi da un vincolo monumentale integrale della Sovraintendenza;
  2. un nuovo teatro al posto dell’Apollonio 3. un intervento immobiliare sul colle Montalbano per sistemarvi la sede dell’ASL accanto a pesanti investimenti edificatori residenziali. l’Insubria nel mentre raccoglieva armi e bagagli e avviava un progressivo spostamento nell’area tra Bizzozero e le Bustecche rendendo ancora più esili i suoi legami con la città.

Di sicuro sarebbe stato più saggio mantenere nella vecchia sede di via Ravasi almeno le facoltà “leggere” di economia e giurisprudenza non bisognose di particolari laboratori attrezzati. Si fece la scelta opposta. “Decentrata come è ora l’Università non incide né sulla vita sociale e culturale, né sulle attività economiche della città È un corpo avulso, destinato a restare tale”. Così gli esperti di Varese 2.0 in Semi di città nel settembre 2015, prima dell’esodo accademico in via Ottorino Rossi.

Di fatto si rinunciò a connotare Varese come città universitaria e ad avere quindi negli studenti dei possibili protagonisti oltre che dei naturali creatori di domanda economica. Dopo il grande freddo tra Insubria e Palazzo Estense sono successivamente arrivate più miti stagioni e sono state fatte alcune ragionevoli scelte che hanno portato all’acquisto e alla trasformazione ad uso universitario del City Hotel di via Orrigoni angolo Medaglie d’oro e l’avvio da parte del Comune del recupero di storici edifici nella Castellanza di Biumo Inferiore per destinarli a studentato diffuso.

La ricucitura tra la città giardino e la sua Università resta comunque problematica e davvero risulta fuori tempo massimo il cambio di destinazione ventilato dalle autorità accademiche per il Polo culturale di piazza Repubblica. Ragionevolmente percorribile appare invece il suggerimento del consigliere del Movimento 5 Stelle Luca Paris il quale in buona sostanza dice:

  1. il Polo Culturale deve andare per la sua strada faticosamente tracciata;
  2. le esigenze dell’Università, dopo l’Aventino di Bizzozero, sono reali ma va irrobustito il suo legame con la città
  3. Proviamo a vedere quali e quanti spazi in disuso esistono nel cuore di Varese meritevoli di recupero, potendo anche contare su Palazzo Estense al netto dell’attuale Biblioteca. Cercando tra le vie Como, Cavour, Rainoldi, Casula, Adamoli ci si potrebbe imbattere in qualche sorpresa utile per tutti.