Vorrei raccontarvi questa esperienza che ritengo paradigmatica delle situazioni surreali che viviamo nella Nazione chiamata Italia. Dunque, in primavera scopro per caso, facendo un giro sul Portale dell’Automobilista, che risulto ancora proprietario di una macchina, una Citroën BX, acquistata nel 1984 e venduta nel 1987 quando passai alla CX: ci fu una concessionaria di mezzo che rilevò il mio usato e mi vendette il nuovo. Quindi il “marone” non l’ho fatto io ma qualcun altro, non so se quelli appunto della concessionaria o qualche funzionario deputato a registrare i trapassi di proprietà (la BX trovò quasi subito un acquirente, per la cronaca).
In un Paese normale che cosa succederebbe in questi casi? Se sei in una Nazione nordica, a occhio e croce, puoi cancellare tutto direttamente dalla App del Portale dell’Automobilista o da quella dei Punti Patente. Ma mettiamo pure che questo sia troppo e che un giro all’Ispettorato della Motorizzazione Civile lo devi fare… Bene, è un’avventura che ho affrontato prima a fine maggio, scoprendo che quel giorno – un martedì – l’ufficio era chiuso perché al martedì non c’è servizio per il pubblico (!!). Peraltro in quella prima spedizione ho avuto la fortuna di imbattermi nella titolare di un’autoscuola che mi ha dato la dritta giusta: “Prima deve passare dal PRA per far recuperare la documentazione che la macchina è stata davvero venduta da lei e che non è più di sua proprietà”. Grato per l’informazione, vado subito all’ACI e al PRA e ottengo il famoso documento (una dozzina di euro il suo costo). Poi me la prendo comoda e faccio il secondo giro all’ IMC a luglio. Prendo il biglietto per il turno in coda: numero 325. Erano le 11, l’ufficio opera dalle 9 alle 12 e stavano servendo il numero 280. Ammettendo anche che chi è dentro a quel punto ci rimane e prima o poi viene ricevuto allo sportello, facendo una media di 5 minuti di attesa risultava che avrei dovuto aspettare ben oltre le 2 ore, anzi più 3 che 2. Quindi: saluti a tutti e alla prossima.
Sono tornato il 4 agosto, andando giusto alle 9 per evitare – senza alcuna certezza, in verità – altre code bibliche. In effetti sono stato il numero 3, allo sportello A: attesa più che accettabile, solo 10 minuti. Ma quando già vedevo il traguardo con relativa cancellazione della proprietà della BX, ecco che è piombata su di me Madama Burocrazia. Col cavolo che finiva così… Per fare una cosa che, ripeto, in un Paese normale avrei già sistemato da due mesi, serviva altro. Nell’ordine: compilare un modulo in triplice copia; produrre il documento del PRA; allegare fotocopie dei documenti fiscale e di identità; entrare sul PagoPa del Portale dell’automobilista e pagare 26 euro e 20 centesimi (vi assicuro che trovare il modo di farlo è come beccare la via d’uscita da una giungla); infine tornare con tutte le scartoffie a fare un’ulteriore fila all’IMC. Il quale non è detto che abbia modo di cancellare in tempo reale: è più probabile che proceda nel giro di qualche giorno, nella speranza poi che la conferma dell’operazione avvenuta la inviino per posta elettronica, senza richiedere un altro viaggio per la consegna di persona del documento.
Questo lo pensavo quel giorno, lo scorso 6 agosto. Ebbene, non è andata così: siamo a novembre, in rotta per il Natale, e risulto sempre e ancora proprietario della BX. All’IMC, ahimé, sono pure tornato per protestare – dopo tre email, senza risposta, inviate a una funzionaria che mi aveva contattato chiedendomi come fossi reperibile: era tutto scritto nella pratica presentata… – e per scoprire – così mi ha detto l’impiegata di turno quel giorno allo sportello A, contraddicendo quanto mi aveva fatto fare ad agosto la collega – che loro non possono cancellare nulla. This is Italy. E questo, soprattutto, è l’Ispettorato della Motorizzazione Civile, una palude di sabbie mobili. Penso che farò spedire una “pec” dal legale, perché non si capisce come prima la richiesta di cancellazione era possibile e poi, misteriosamente, non lo è più stata. E perché, se non si poteva fare, mi hanno fatto effettuare il versamento? Oltretutto alla fine c’è di mezzo anche una questione di principio, che va oltre la spesa in sé (ovvero la somma dei soldi pagati al PRA e di quelli versati all’IMC): per rimediare a un “marone” fatto da altri devi pagare tu una quarantina di euro… Ma adesso ho scoperto che pure che questa bestialità rischia di essere vana.