Fisica/Mente

MEDICINA NARRATIVA

MARIO CARLETTI - 21/11/2025

In realtà la data della nascita della medicina narrativa, essendo stata fatta coincidere con il primo corso di Rita Charon alla Columbia University di New York del 2000, risale ormai ad un quarto di secolo fa.

L’utilizzo più ampio di questa di questa specialità in campo medico è però relativamente più recente ed oggi come oggi appare sempre più diffuso.

Vale quindi la pena di far capire in generale quale è la funzione di questo approccio sanitario cercando di comprendere quali benefici può portare ma soprattutto quando e come può essere utilizzato.

Con il termine di medicina narrativa si indica una pratica medica nella quale le storie, le narrazioni, il vissuto di ogni singolo paziente diventa una parte integrante per la sua conoscenza ed eventualmente cura.

Non è quindi un percorso che vuole sostituire le basi ed i contenuti della medicina tradizionale negandone l’efficacia ma è un supporto al percorso terapeutico, dando però ad alcuni aspetti della narrazione del paziente, un valore importante ed utile per la costruzione della miglior terapia.

Non si tratta quindi di creare gruppi omogenei di pazienti o forum medici ma di personalizzare il percorso di ogni singolo individuo facendo emergere in modo chiaro e preciso il pensiero, lo stato d’animo, il modo nel quale il singolo soggetto vive il suo stato di malattia.

Può essere vista quindi in senso generale come una forma terapeutica efficace che favorisce tramite l’ascolto, la comprensione, la condivisione dei pensieri del malato il suo benessere regalando momenti di sollievo e serenità.

Si tratta quindi di un metodo diverso dal semplice ascoltare la storia dell’individuo per invece essere attivi e partecipi all’ampio contesto di vita del soggetto, empatici (tutte le figure professionali coinvolte), comunicativi in modo diretto ed efficace, utilizzando in alcuni casi come medicina/strumento, anche la scrittura.

L’Istituto Superiore di Sanità già nel 2015 ha pubblicato le linee guida sull’utilizzo di questa pratica nella clinica e questo proprio per cercare di definire la materia ed anche gli strumenti che possono essere utilizzati nella sua applicazione clinica.

Anche in questa sede è stato chiarito in modo netto che la medicina narrativa non è sostitutiva degli interventi scientificamente noti e riconosciuti della medica tradizionale, ma della stessa può essere un supporto molto utile.

Spesso infatti ad esempio la comprensione della malattia da parte del paziente favorisce il percorso di cura ed il rapporto con il medico con evidente facilitazione per entrambi nel raggiungere il comune obbiettivo dello stare meglio.

Risultati scientifici positivi sono stati raccolti in modo particolare già in alcuni ambiti di patologie come epilessia, diabete e morbo di Alzheimer e questo approccio terapeutico è stato anche utilizzato con applicazioni digitali e teleassistenza, con monitorizzazioni simili a quelli già utilizzati su ampia scala per il controllo a distanza di patologie a larga diffusione come ad esempio quelle cardiovascolari.

È evidente che l’utilizzo di supporti tecnici a distanza e la possibilità di allargare il campo della scrittura a quello video con filmati, registrazioni, immagini allarga in modo illimitato lo spazio a disposizione del paziente per potersi raccontare.

La medicina narrativa ha trovato anche una applicazione tra i professionisti della sanità che spesso sono costretti a metabolizzare carichi affettivi pesanti che possono sfociare in pericolosi burn out professionali, venendo utilizzata come ‘uno svuota tasche’ di tensioni ed emozioni stressanti.