Opinioni

UNIVERSITÀ GARIBALDINA

SANDRO FRIGERIO - 21/11/2025

Il cantiere della ex Caserma Garibaldi verso la conclusione

Battaglie non ne ha viste molte in più di un secolo, ma lo scontro che la vede, quasi inconsapevolmente al centro oggi, promette di lasciare il segno, almeno nella politica locale. Quel che è sotto gli occhi è che attorno all’ex caserma Garibaldi è cominciata la campagna elettorale varesina 2027, anche se i partiti non hanno sciolto le loro riserve sulle candidature.

È bastato che la dinamica rettrice dell’Università dell’Insubria, Maria Pierro, esprimesse l’auspicio di una maggior presenza cittadina dell’Università (11.500 iscritti, per il 45% dalla provincia di Varese, per quasi un quarto da quella di Como, dove c’è l’altro polo) e che si esprimesse per l’utilizzo didattico dell’ex Caserma, che si appresta a divenire un Polo culturale cittadino, perché si scatenasse un “liberi tutti”. Un match cavalcato dall’opposizione di centro-destra, lo stesso centro-destra peraltro che un anno fa lamentava la mancata destinazione dell’ampio e costoso ”casermone” (è il caso di dirlo), di cui è in corso di completamento, ad uffici comunali, restituendo Palazzo Estense a una destinazione culturale e di rappresentanza. Insomma, tutto, par di capire, fuorché lo scopo che il Comune ha da tempo indicato, con il beneplacito (leggasi: contributi multimilionari) della Regione, che pure è governata da una maggioranza di centrodestra guidata dall’ex sindaco Varesino Fontana. Una Regione, si lascia capire, che non si metterebbe di traverso rispetto ai colleghi politici varesini d’opposizione. Pronta la reazione di sindaco Galimberti e maggioranza che, in un’affollata conferenza stampa pre-consiliare hanno puntualizzato:

  • Davide Galimberti

    In una vicenda che prese le mosse fin dagli anni ‘90, l’ipotesi universitaria pure era stata inizialmente considerata, salvo il “no grazie” dello stesso ateneo

  • L’ok, in anni più recenti, della Soprintendenza è finalizzato allo scopo culturale.
  • Il concorso internazionale (e il progetto dello studio Galantino) hanno seguito questa logica.
  • L’adattamento eventuale a questo punto del progetto comporterebbe costi dell’ordine di una decina di milioni, nonché anni di ulteriori di lavori
  • Verrebbero messi in discussione accordi e impegni già presi (adesione già deliberata al consorzio intercomunale CSBNO, Accademia del Moderno di Mendrisio)
  • La sistemazione dell’ex Caserma, che è costata circa 20 milioni, è parte di un complesso di interventi da oltre 40 milioni (sistemazione piazza della Repubblica, realizzazione del teatro al “Politeama”), di cui circa 30 a carico della Regione e 10 del Comune.
L’Assessore Civati

A sua volta, chiarisce l’assessore alla rigenerazione urbana, Andrea Civati: Negli ultimi anni si è costruita una Varese che investe nella conoscenza, dagli Studentati di Biumo e Via Medaglie d’Oro (ex Hotel City) all’aula studio di via Como, Il Polo dell’ex caserma é il nuovo passo di questo percorso: un luogo aperto agli studenti e alla città. Un contributo e un simbolo di una Varese che guarda al futuro”.

Insomma, si tratterebbe a questo punto di un ripensamento da parte di chi aveva detto “no” – quindi arriva in ritardo di 10 anni e 20 milioni di euro, smentendo i predecessori – con una proposta che risulterebbe costosa e contraria ad intese già prese. Tuttavia, come già indicato in passato e

Enzo Laforgia, Assessore alla Cultura

confermato dall’assessore Laforgia, il Polo culturale avrà prevedibilmente tra i suoi maggiori frequentatori proprio gli studenti universitari. Insomma: non andiamo lontano. Controreplica della rettrice: l’obiettivo è pensare, più che ad aree studio, proprio a spazi per la didattica (in particolare per le materie non-tecniche). Lo stesso presidente della Camera di Commercio, Mauro Vitiello, alle cui posizioni si sono appellati i consiglieri di opposizione durante il consiglio comunale, ha precisato a RMFonline che, “senza entrare nelle motivazioni del sindaco, che saranno anche giustificate, aver gran parte degli universitari in centro aiuterebbe a rivitalizzare quest’ultimo e soprattutto a creare un legame tra gli studenti e la città, cosa che ad oggi si percepisce molto poco”.

Riassumendo, è comprensibilmente “mestiere” della rettrice pensare a come rendere più “appealing” un’università (la 36esima su 54 in Italia, secondo recenti classifiche qualitative internazionali), cui dovrebbe provvedere anche un ministero, e che si è probabilmente fin troppo sviluppata in periferia, studentati compresi (a Bizzozero). È evidente pure l’intento di un’opposizione che con disinvoltura un anno fa sosteneva per l’ex Caserma utilizzi non esattamente culturali (uffici) e che sembra interessata soprattutto a evitare l’inaugurazione di un’opera rilevante durante la campagna elettorale (interesse opposto quello della maggioranza naturalmente), il tema tuttavia merita dele riflessioni.

In primo luogo, l’attuale distribuzione degli spazi universitari non è ideale. Studenti costretti a spostarsi (Como-Varese per sostenere esami e frequentare alcuni corsi) e trasporti pubblici che dopo le 8 di sera si riducono al lumicino, sono aspetti da affrontare. Allo stesso tempo, servirebbe una struttura moderna e ottimizzata in centro (lo stesso ex collegio Sant’Ambrogio non è una struttura ideale), con livelli funzionali, energetici, tecnologici cui difficilmente una vecchia struttura pur restaurata si presterebbe. E lo stesso discorso potrebbe applicarsi agli uffici comunali, oggi sparsi in varie sedi. Certo, non si può allo stesso tempo lamentare l’abbandono delle periferie e volere tutto al centro. Abbiamo un’opportunità, che è ancora calda in questi mesi, ed è la messa a punto del PGT, il Piano per la Gestione del Territorio. Approfittiamone.